Gonfiore addominale da intolleranze alimentari

Problematica

Che le si dia il nome di colite, di intestino irritabile o semplicemente di “pancia gonfia”, il problema è sempre lo stesso: spesso all’improvviso, anche dopo aver mangiato pochissimo (magari anche cibi “indiscutibilmente sani”), si avverte un fastidiosissimo e “apparentemente inspiegabile” gonfiore addominale.

Non si tratta solamente di un disturbo estetico, per “la maglia che tira”, ma di un vero e proprio disagio, legato a gonfiore e tensione addominale costanti che ci “appesantiscono” la giornata e non ci danno tregua; spesso sono associati anche crampi addominali, stitichezza o diarrea, flatulenza, meteorismo, ecc. C’è chi dà tutta la colpa allo stress o al mangiare di fretta, un panino e via, magari in piedi, senza prendersi le dovute pause…sicuramente questi fattori sono anch’essi concausa del disturbo, ma c’è di più.

Immediato è il legame con l’alimentazione, causa diretta, senza ombra di dubbio, di questo disturbo; ma se è “legittimo” sentirsi gonfi e pesanti dopo un’abbuffata, non sembra invece giustificato il gonfiore che insorge dopo un pasto a base di cibi considerati “sani”, facenti parte dell’alimentazione di tutti i giorni. Le ragioni di questa inspiegabile “intolleranza” ai cibi quotidiani è insita in uno stile di vita, soprattutto alimentare, che ci porta, un po’ alla volta, alla perdita dell’efficienza dei complessi meccanismi del nostro intestino.

Condizione indispensabile per garantire la salute dell’intero organismo è il mantenimento dell’equilibrio della flora batterica intestinale (eubiosi). Ci sono più di 400 specie batteriche che vivono nel tratto gastrointestinale, costituendo un vero e proprio ecosistema, che protegge la mucosa intestinale facilitando i processi digestivi e assimilativi.

Purtroppo tale equilibrio è messo costantemente a dura prova a causa delle nostre abitudini alimentari e di stile di vita errati. Fin dalla nascita, infatti, il mancato o insufficiente allattamento al seno, la precoce introduzione del latte vaccino o errori durante lo svezzamento e, in seguito, nel corso della vita, l’abuso di farmaci (antibiotici soprattutto), gli inquinanti alimentari (metalli pesanti, additivi, conservanti e pesticidi), lo stress, le infezioni, ecc., alterano la composizione della flora batterica fisiologica.

Quando l’equilibrio tra i vari gruppi e sottogruppi batterici viene a mancare (disbiosi), si creano le condizioni per la proliferazione di germi patogeni (clostridi, salmonelle, coli, candida, ecc.), il cui metabolismo, a carattere fermentativo (degli zuccheri) o putrefattivo (delle proteine), causa la formazione di quantità elevate di gas intestinali.

Ne è un esempio tipico la candida, un fungo abitante abituale del nostro intestino che, in caso di disbiosi, ne approfitta per proliferare in modo anomalo, determinando una marcata fermentazione degli zuccheri, di cui si nutre, con il risultato di innescare un’anomala ed esagerata produzione di gas. La flora batterica intestinale adempie anche l’importante compito di coadiuvare i processi digestivi delle sostanze alimentari ingerite.

Produce infatti enzimi aventi la specifica funzione di aiutare, completare e “rifinire” il lavoro digestivo svolto dal pancreas. In condizioni di disbiosi accade che i cibi che arrivano all’intestino non vengono adeguatamente demoliti nei loro nutrienti di base (acidi grassi, aminoacidi, monosaccaridi, ecc.), restando sotto forma di macromolecole indigerite; queste non possono essere assorbite dai microvilli intestinali e vanno incontro a fermentazioni o putrefazioni. Un esempio importante è il caso del lattosio; l’intolleranza al lattosio, estremamente diffusa, è determinata, oltre che da una scarsa produzione dell’enzima idoneo (lattasi) da parte del pancreas (l’enzima dovrebbe essere fisiologicamente presente nel lattante e poi calare gradatamente con l’età), anche dall’inefficiente sintesi di enzimi da parte della stessa microflora intestinale alterata (in disbiosi).

Il lattosio, così indigerito, fermenta dando luogo a gonfiore e meteorismo.
Come se ciò non bastasse, quando la flora batterica benefica scarseggia, ne approfittano i microrganismi patogeni che, tra le altre cose, arrivano anche ad aggredire la mucosa intestinale. Venendo meno la moltitudine di batteri benefici, si riduce la loro azione protettiva: la mucosa intestinale è più esposta e diventa suscettibile all’aggressione delle sostanze tossiche e dei microrganismi patogeni (la stessa candida, accrescendosi, sviluppa delle ramificazioni con le quali si ancora alla mucosa causando delle vere e proprie perforazioni).

In queste condizioni si creano dei veri e propri varchi tra le cellule e la mucosa diventa permeabile alle macromolecole alimentari indigerite e alle sostanze di scarto che altrimenti avrebbe respinto: l’intestino, da efficiente barriera selettiva, è ormai un “colabrodo”. Alimenti indigeriti e tossine fanno così il loro indesiderato ingresso nell’organismo: è questo il modo in cui si sviluppano le intolleranze alimentari.

La condizione per cui si inneschi un’intolleranza alimentare è perciò la perdita di integrità della mucosa intestinale e il venir meno delle sue funzioni digestive e protettive. In questa situazione, oltre a crearsi un ambiente malsano, con produzione di grandi quantità di gas, accade che i cibi indigeriti, invece di essere eliminati come scorie con le feci, riescono a superare la barriera mucosa, perché non integra. Si allerta perciò il sistema immunitario sottostante, che identifica queste macromolecole alimentari come estranee, nemiche, e attiva contro di esse una risposta difensiva. Si liberano di conseguenza grandi quantità di mediatori chimici e di cellule immunitarie (linfociti) che innescano una risposta di tipo infiammatorio.

L’aggressione da macromolecole alimentari non viene generalmente considerata come un pericolo immediato da parte del sistema immunitario, quindi la reazione è lenta e nelle prime fasi silente (senza sintomi evidenti) e dose-dipendente, nel senso che per attivare i linfociti ad una risposta infiammatoria, l’attacco deve essere massiccio e prolungato. Questo spiega il motivo per cui le intolleranze alimentari si sviluppano verso gli alimenti assunti più frequentemente e che fino a quel momento “non hanno mai dato problemi”, almeno in apparenza. Tale stato infiammatorio cronico, leggero ma costante, dell’intestino, rimane silente fino a quando l’organismo non supera un certo limite, oltre il quale il sintomo si manifesta. Ad un certo punto, però, l’intestino infiammato diventa ipersensibile e non tollera più nulla: “ogni scusa è buona” per produrre gas, flatulenza, meteorismo….

È evidente che l’utilizzo di farmaci anti-meteorismo, né tantomeno l’impiego di “disinfettanti intestinali”, come proposto in genere dall’approccio convenzionale, non può rappresentare la soluzione reale della problematica.

La natura ti aiuta nel caso di gonfiore addominale da intolleranza alimentare.  

Approccio

L’approccio naturale ed efficace

Scoprire quali alimenti causano il gonfiore potrebbe sembrare la soluzione al problema. A parte l’oggettiva difficoltà nel determinare, e quindi eliminare, i possibili cibi “colpevoli”, la vera responsabile di questa situazione è la disbiosi intestinale; come conseguenza si ha la perdita dell’integrità della mucosa intestinale e il venir meno delle funzioni digestive e della capacità di discernere tra ciò che è utile all’organismo e ciò che è dannoso.

Per questo, eliminare l’alimento verso cui si è intolleranti non rappresenta la soluzione definitiva al problema; si potrà avere un sollievo momentaneo ma sarà di breve durata. È quindi necessario agire sulle cause, partendo prima di tutto dal luogo dove tutto ha avuto origine: l’intestino.

GSE e gonfiore addominale da intolleranza alimentare

Nei confronti di tale problematica, l’Estratto di semi di Pompelmo (GSE) risulta particolarmente efficace per il suo ruolo determinante di “pulitore selettivo” intestinale, indispensabile ai fini della risoluzione della disbiosi intestinale che contemporaneamente è all’origine sia del gonfiore sia delle intolleranze stesse. In primo luogo infatti, grazie alla sua attività antimicrobica selettiva, controlla la proliferazione dei microrganismi responsabili di alterare la permeabilità intestinale (tra cui la temutissima Candida albicans), tutelando invece la flora fisiologica indispensabile per proteggere la mucosa e prevenire le intolleranze alimentari. In secondo luogo, svolge un ruolo protettivo e riparatore nei confronti dell’apparato gastro-intestinale, accelerando la guarigione delle lesioni (a carico della mucosa) che sono all’origine delle intolleranze alimentari e del conseguente stato infiammatorio cronico della mucosa digerente che determina il gonfiore addominale.

Per tutte le considerazioni sopraccitate, il GSE rappresenta perciò il cardine di un approccio straordinariamente efficace nei confronti delle cause che possono portare all’insorgere di intolleranze alimentari e, nei soggetti predisposti, al sintomo del gonfiore.  L’associazione e la sinergia con estratti vegetali specifici consente di attuare un approccio completo, che prevede di:

1. affrontare e risolvere il problema che è alla base delle intolleranze alimentari con un prodotto ad uso sistemico che svolga contemporaneamente le seguenti funzioni:

a. ripristinare l’integrità della mucosa intestinale, solo così è possibile impedire l’ingresso nell’organismo di macromolecole alimentari ed antigeni, prevenire l’accumulo di tossine e lo sviluppo di infiammazione;

b. ottimizzare il “terreno” intestinale e favorire il corretto metabolismo, garantendo la presenza di una flora batterica integra e vitale e facilitando il lavoro digestivo del pancreas;
c. favorire il drenaggio delle tossine e migliorare la funzionalità degli organi a ciò preposti;
d. seguire un’alimentazione che favorisca l’eubiosi intestinale ed il giusto apporto di nutrienti, da un lato, evitando le categorie di alimenti che alterano la permeabilità intestinale e, dall’altro, favorendo l’eubiosi intestinale ed il giusto apporto di nutrienti.
2. Contrastare lo sviluppo di gas intestinali, evitare le fermentazioni, alleviare la tensione addominale
Questo approccio, associato come sempre ad un sano stile di vita (non solo alimentare) prevede l’utilizzo di rimedi naturali che per tradizione popolare, confermata da recenti studi, rappresentano un’opportunità per riuscire ad arrivare alla soluzione definitiva.
1. Affrontare e risolvere il problema che è alla base delle intolleranze alimentari con un prodotto ad uso sistemico che svolga contemporaneamente le seguenti funzioni:
a. Ripristinare l’integrità della mucosa intestinale, solo così è possibile impedire l’ingresso nell’organismo di macromolecole alimentari ed antigeni, prevenire l’accumulo di tossine e lo sviluppo di infiammazione.

La natura può aiutarti con
Estratto di semi di Pompelmo: grazie alle sue proprietà citoprotettive, il GSE è in grado di accelerare la guarigione delle lesioni a carico della mucosa gastro-intestinale.
Centella: Tradizionalmente utilizzata per le sue proprietà cicatrizzanti, la Centella aumenta la forza dei tessuti epiteliali, ne promuove la cheratinizzazione, stimola la crescita dell’endotelio epiteliale e promuove la produzione di collagene inducendo così una più efficace guarigione delle lesioni. Vanta inoltre proprietà antinfiammatorie, toniche, diuretiche e sedative. L’acido asiatico e l’asiaticoside presenti nel suo fitocomplesso sono i composti più attivi: l’asiaticoside, in particolare, favorisce l’angiogenesi e la stimolazione della sintesi del collagene. Queste proprietà rendono la Centella indispensabile per ripristinare l’integrità di una mucosa intestinale eccessivamente permeabile.
Agar Agar: l’elevato contenuto di polisaccaridi complessi, agarosio e agaropectina, ne giustifica l’utilizzo per uso interno come antinfiammatorio e lenitivo della mucosa. L’Agar Agar è immune dall’aggressione da parte dei succhi gastrici e passa direttamente al tratto intestinale ove ricopre le mucose con un sottile strato proteggendole e favorendone indirettamente il ripristino dell’integrità.
b. Ottimizzare il “terreno” intestinale e favorire il corretto metabolismo, garantendo la presenza di una flora batterica integra e vitale e facilitando il lavoro digestivo del pancreas;

I componenti specifici

Estratto di semi di Pompelmo: grazie alla sue proprietà antibatteriche, antimicotiche, antiparassitarie ed antivirali, è il rimedio d’elezione per contrastare direttamente i microrganismi patogeni (in particolare la temutissima candida) responsabili di alterare la composizione dell’ecosistema microbico intestinale e di causare, nel tempo, lesioni a carico della mucosa, aggravando la permeabilità intestinale e conseguentemente portando allo sviluppo di intolleranze alimentari.
Curcuma: Dal rizoma della Curcuma si ricava un estratto, ricco in curcumina, che ha dimostrati effetti benefici sul sistema immunitario: un team di studiosi ha scoperto, infatti, che la curcumina è in grado di rinforzare il nostro sistema immunitario rendendolo più efficiente nel contrastare l’attacco degli agenti patogeni. Un’ulteriore attività della Curcuma è quella digestiva, poiché stimola la secrezione biliare favorendo la digestione dei grassi. Inoltre, esplica anche un’importante azione antimicrobica, agendo in tal senso, in sinergia con il GSE.
Maltodestrine fermentate (enzimi): Si tratta di una speciale miscela di enzimi purificati ad alta efficacia, estratti e concentrati da maltodestrine fermentate utilizzando colture di fungo Aspergyllus. Questi enzimi sono attivi ad una temperatura che si avvicina a quella del corpo umano; esplicano la loro attività all’interno di un range di pH compreso tra 3.0 e 9.0: sono, cioè, gli unici enzimi attivi sia nel tratto acido che in quello basico che in quello neutro dell’intestino.
La loro attività, infatti, inizia già nella parte superiore dello stomaco; questo favorisce la diminuzione della secrezione enzimatica digestiva propria dell’organismo, coadiuvando ed alleggerendo il lavoro del pancreas: questi enzimi scompongono efficacemente sia le proteine, che i carboidrati ed i grassi, garantendo la riduzione delle macromolecole nei loro componenti di base.
c. Favorire il drenaggio delle tossine e migliorare la funzionalità degli organi a ciò preposti

I componenti specifici

Cardo mariano: dalle straordinarie virtù antiossidanti e disintossicanti, la sua attività si esplica in modo particolare a livello epatico; il suo impiego è indispensabile per favorire l’attività epatica e migliorare la depurazione dell’organismo “intossicato” a causa delle intolleranze alimentari.
Curcuma: per il suo ricchissimo fitocomplesso, è da sempre impiegata come rimedio per i problemi epatici; esplica azioni epatoprotettiva, coleretica e colagoga, favorendo la produzione e la secrezione della bile e, di conseguenza, i processi digestivi. Il suo inserimento è giustificato anche dalla spiccata attività antinfiammatoria, sia nei confronti delle infiammazioni acute, sia croniche; tale attività, priva peraltro di qualsiasi effetto collaterale, risulta fondamentale per contribuire ad abbas¬sare lo stato infiammatorio cronico inevitabilmente innescato dalle intolleranze alimentari.
Solidagine: nota per le spiccate proprietà diuretiche e depurative renali, esplica azione antinfiammatoria e decongestionante delle vie urinarie, contribuendo al mantenimento dello stato di benessere di reni e vescica. Nel complesso delle sue proprietà, l’azione drenante che ne deriva favorisce in modo ottimale l’eliminazione delle tossine accumulatesi in seguito ad intolleranze alimentari.
d. Seguire un’alimentazione che favorisca l’eubiosi intestinale ed il giusto apporto di nutrienti
I componenti specifici

PROTEINE VEGETALI: i legumi (fagioli, piselli, fave, lenticchie e ceci), il tofu, il tempeh, il lievito alimentare ed il germe di grano.
CEREALI E PSEUDOCEREALI INTEGRALI: Ricchi di vitamine, sali minerali, fibre, amidi, proteine. Si dividono in cereali e pseudocereali senza glutine (riso, miglio, mais, grano saraceno, quinoa e amaranto) ed in cereali con glutine (orzo, segale, farro, avena, grano e kamut).
ORTAGGI E FRUTTA DI STAGIONE BIOLOGICI: I più ricchi in vitamine, specialmente di vitamina C, di provitamina A, di minerali (calcio, potassio, zinco, rame, magnesio ecc.), di antiossidanti e di fibre.
PESCE: Di piccola taglia e di mare aperto (sardine, orate, branzini, acciughe, sgombro), non più di 2 volte alla settimana.
SEMI OLEGINOSI: Ricchi in vitamina E, vitamine del gruppo B, minerali, quali fosforo, rame, calcio, zinco; proteine vegetali, fibre, acidi grassi essenziali ed acidi grassi monoinsaturi.
OLI DI PRIMA SPREMITURA: Ricchi in vitamina F, vitamine del gruppo A ed E, acidi grassi polinsaturi (omega-3 ed omega-6).
ACQUA A BASSO RESIDUO FISSO: Lontano dai pasti a temperatura ambiente, con un residuo fisso inferiore a 50 mg/litro e con pH compreso tra 6 e 7.
L’assunzione dei componenti sopraelencati è stata opportunamente suddivisa e differenziata a seconda delle esigenze dei diversi momenti della giornata (mattino, mezzogiorno, sera). In tal modo si raggiunge il duplice scopo di fornire tutte le sostanze utili, nei quantitativi adeguati, e al contempo di assumerle nel momento della giornata più idoneo alla loro efficacia.

In associazione, fondamentale sarà sapere che in presenza di intolleranze alimentari, è necessario escludere gli alimenti che ledono la mucosa intestinale ed assumere, invece, quei cibi che promuovono l’eubiosi intestinale e sono, quindi, indispensabili per la risoluzione definitiva delle intolleranze ed il mantenimento della salute.2. Contrastare lo sviluppo di gas intestinali, evitare le fermentazioni, alleviare la tensione addominale

La natura puà aiutarti con

Estratto di semi di Pompelmo: con le sue proprietà battericide, antimicotiche, antivirali ed antiparassitarie ad ampio spettro permette una “pulizia” selettiva dell’intestino dai microrganismi patogeni responsabili dei processi putrefattivi.

Carbone vegetale: antico quanto efficace rimedio per favorire l’assorbimento dei gas intestinali.

Menta piperita e mentone: la scelta di queste due componenti è dettata dalla consistente presenza in essi di terpeni, fra cui il principale è il mentolo, che hanno un’attività carminativa ed eupeptica per azione riflessa sulle terminazioni nervose della parete gastrica e antifermentativa a livello intestinale utile nelle coliche con meteorismo.

Angelica archangelica: una pianta contenente un olio essenziale il cui componente principale
è un composto a struttura cumarinica di nome angelicina che con il suo lattone arcangelenone e un altro derivato furocumarinico, l’arcangelicina, svolge un’azione sedativa e spasmolitica che trova impiego nelle dispepsie digestive accompagnate da spasmi e flatulenze.

Finocchio: la cui azione terapeutica è dovuta all’olio essenziale contenuto in una media del 3-6% che è costituito da terpeni e terpeni fenolici quali l’anetolo, il fencone e la feniculina. Attualmente i semi di finocchio trovano largo impiego come carminativi, antispasmodici e stimolanti le funzioni digestive.

Tiglio: contiene un olio essenziale costituito per lo più da un alcool sesquiterpenico alifatico di nome farnesolo; viene impiegato come diaforetico, antispasmodico e sedativo.

Clorofillina: componente di fondamentale importanza per la sua azione sulle coliti spastiche e le fermentazioni intestinali.

Veicolo ideale per questi componenti funzionali è una compressa deglutibile.

Stile di vita

CONSIGLI ALIMENTARI DURANTE IL TRATTAMENTO      DURATA DELLA DIETA: ALMENO 4 MESI

ALIMENTI DA ELIMINARE

  • Zuccheri: zucchero raffinato (bianco, ossia saccarosio), glucosio, maltosio, mannitolo, lattosio, galattosio, succo d’acero, succo d’agave, miele, melassa, cioccolato, marmellate, creme, budini, caramelle, biscotti farciti, prodotti di pasticceria in generale, sciroppi, succhi di frutta, gelati, bibite zuccherate etc.
  • Cereali raffinati: pane bianco, cereali brillati e farine “bianche” perché poveri di minerali e vitamine.
  • Latte (e tutti i latticini, incluso lo yogurt).
  • Carne ( sia rossa che bianca) il cui catabolismo proteico favorisce l’acidificazione organica, condizione che per essere tamponata priva il Calcio dalle ossa, incrementando lo stato di demineralizzazione.
  • Cibi industriali (confezionati, conservati, raffinati).
  • Uova.
  • Caffè.
  • Alimenti a cui si è intolleranti o allergici.
  • Sale raffinato.
  • Alcolici.

ALIMENTI DA CONSUMARE CON CAUTELA

  • Zucchero di canna integrale (solo se indispensabile). Come dolcificante preferire malto di riso, di mais, d’orzo, dolcificanti naturali ottenuti dalla germinazione dei cereali, peculiarità che li rende un concentrato di minerali e vitamine. Il malto a differenza dello zucchero grezzo di canna viene assimilato lentamente dall’organismo e fornisce un’energia costante e continua mantenendo il tasso glicemico pressoché uniforme. La germinazione inoltre contribuisce alla formazione di amilasi, enzima che favorisce la demolizione dell’amido, riducendo la quota che arriva indigerita nell’intestino crasso e quindi minimizzando il rischio di fermentazioni.
  • Si consiglia anche di evitare l’eccesso di cereali contenenti glutine soprattutto frumento, farro, orzo, segale e derivati.
  • Tè comune e tè verde.

ALIMENTI DA PREFERIRE

  • Frutta e verdura biologica di stagione per la spiccata azione antiossidante e immunostimolante.
  • Cereali integrali e pseudocereali privi di glutine (riso, miglio, mais, quinoa, amaranto, grano saraceno).
  • Legumi (lenticchie, ceci, fagioli, piselli, soia, fave).
  • Oli di prima spremitura a freddo (oliva, cartamo, sesamo, canapa, lino, etc.).
  • Tofu, tempeh.
  • Pesce di piccola taglia e di mare aperto (orate, sardine, branzini, triglie, sgombri, etc.).
  • Semi oleaginosi (di lino, di zucca, di sesamo, noci, mandorle, nocciole).
  • Sale integrale.
  • Per la colazione preferire bevande vegetali (“latte” di soia, di miglio, di quinoa, di grano saraceno, di avena, di riso, di riso germogliato, di mandorle), tè rosso, tè kukicha (privi di teina e caffeina), i fiocchi (di quinoa, di riso, di grano saraceno), i soffiati (di miglio, di riso, di grano saraceno, di amaranto), yogurt di soia.
  • Alghe (Kelp).

ALIMENTI SPECIFICI DA INTEGRARE/INCREMENTARE IN CASO DI AFFEZIONE

Il ripristino dell’integrità della mucosa intestinale è il primo passo per risolvere le intolleranze alimentari. Pertanto per raggiungere tale obiettivo è opportuno evitare gli alimenti che promuovono la disbiosi intestinale (carne, zuccheri, latticini) e incrementare gli alimenti che favoriscono l’eubiosi intestinale (frutta e verdura, cereali integrali senza glutine, pseudocereali e legumi). Per quanto riguarda, in particolare, la frutta e la verdura, si consiglia di assumere questi alimenti il più possibile crudi; in tal modo si incrementa naturalmente l’apporto di enzimi digestivi indispensabili per coadiuvare il lavoro del pancreas e si facilita così l’adeguata scomposizione delle macromolecole alimentari nei loro “mattoni” di base.

Poiché in presenza di intolleranze alimentari le trame della mucosa intestinale sono “lasse” (intestino “colabrodo”) a tal punto da far passare tossine e macromolecole che circolano liberamente intossicando l’organismo, è inoltre opportuno integrare la dieta con alimenti dall’azione detossificante: agrumi (in particolare limoni e pompelmi), mele, albicocche, pesche, pere, cipolle, finocchi, sedano, ortaggi appartenenti alla famiglia delle crucifere (rucola, cavolfiore, cavolo cappuccio, broccolo, cavolo viola, verza, ravanello, etc.), radicchio, carciofi, cardi, cicoria, tarassaco. Inoltre, topinambur, aglio e cipolla sono alimenti ricchi di fibre (favorenti la pulizia intestinale) in particolare di inulina (elemento in grado di riattivare lo sviluppo della flora intestinale benefica, in quanto costituisce il substrato nutritivo per la sua colonizzazione e crescita).

Per l’azione rimineralizzante e l’apporto di carboidrati complessi, naturalmente privi di glutine scegliere: miglio, grano saraceno, riso integrale. Importante inoltre l’integrazione di carote, zucca, melone, albicocche poiché sono alimenti (come anche tutte le crucifere, già citate) ricchi di provitamina A (elemento che contribuisce all’integrità della mucosa intestinale). Fonti di vitamina E (elemento che in sinergia con la vitamina A favorisce l’integrità della mucosa intestinale) sono invece: olio di germe di grano, germe di grano in scaglie per uso alimentare e semi oleaginosi. Per la ricchezza di acidi grassi polinsaturi tra cui omega-3 (acido grasso essenziale noto per la capacità di contrastare lo stato infiammatorio che è sempre presente, in modo cronico, in caso di intolleranze alimentari) aumentare l’assunzione di olio di lino, di canapa, etc. Erbe aromatiche: timo, rosmarino, erba cipollina, maggiorana. Spezie: curcuma, curry, cannella.

BEVANDE

Acqua: bere almeno 2 litri d’acqua al giorno, a temperatura ambiente e lontano dai pasti, scegliendo acque con residuo fisso inferiore a 50 mg/litro e con pH compreso tra 6 e 7. Bevande: tisane, decotti, centrifugati, spremute d’agrumi, infusi d’erba, tè bancha (ne esistono di due tipi: il hojicha con un contenuto minimo di teina, e il kukicha privo di teina), tè rosso conosciuto come tè rooibos: a differenza del tè nero e del tè verde, è naturalmente privo di teina e si caratterizza per la presenza di sostanze naturali importanti per l’organismo, come Vitamina C, Magnesio, Fosforo, Ferro, Zinco e Calcio (tutte le bevande sono da consumare al naturale). Utile anche il Kefir d’acqua (non zuccherato), bevanda fresca e dissetante che favorisce l’eubiosi intestinale.

CONSIGLI DI CARATTERE GENERALE

Smettere di mangiare e bere almeno 3/4 ore prima di andare a letto, masticare ogni boccone dalle 30 alle 50 volte, preferire il più possibile alimenti crudi o cotti al vapore (temperature superiori ai 48° uccidono gli enzimi), non mangiare cibi ossidati (per esempio la frutta quando inizia a scurirsi). Riposare adeguatamente. Come regola generale, andare a letto sempre alla stessa ora e fare da 6 a 8 ore di sonno ininterrotto; cercare di non mangiare e bere nelle 3/4 ore prima di coricarsi. Se si ha fame o sete mangiare un po’ di frutta un’ora prima di andare a letto; se necessita fare un breve pisolino di mezz’ora dopo pranzo. Mangiare seduti e con calma, masticando a lungo.

Una buona masticazione lubrifica il cibo e lo disgrega meccanicamente: una masticazione efficiente favorisce una digestione migliore, riducendo il rischio che macromolecole alimentari non digeriti e arrivino a livello della mucosa intestinale “colabrodo” facendo poi il loro indesiderato ingresso nell’organismo. Evitare l’uso di farmaci se non strettamente necessari (in particolare antibiotici, antiulcera, lassativi e antinfiammatori).

Variare il più possibile gli alimenti preferendo gli alimenti promotori del benessere (frutta, verdura di stagione, cereali integrali, proteine di origine  vegetale, oli di prima spremitura a freddo e semi oleaginiosi). La varietà alimentare consente di evitare il raggiungimento del “livello soglia”, abbassando così lo stato infiammatorio generale dell’organismo e allontanando il rischio di comparsa dei sintomi tipici dell’intolleranza.

ATTIVITÀ FISICA

Praticare giornalmente del movimento, almeno 20-30 minuti di passeggiata. Il corpo è fatto per muoversi e per essere attivo e, se siamo carenti in questo, ne pagheremo le conseguenze. Nella vita moderna sembra che non ci sia il tempo per l’attività fisica, ma in realtà nessuno può pensare di farne a meno, soprattutto a causa della vita attuale, stressante e tossica. Il moto infatti, oltre ad essere un valido strumento per scaricare le tensioni emotive, mantiene l’intero organismo in salute, rafforza il sistema immunitario, favorisce il processo di detossificazione, e migliora il metabolismo (entrambi questi due ultimi aspetti sono fondamentali nell’approccio per la risoluzione delle intolleranze alimentari). Si consiglia sempre un esercizio fisico che sia adeguato all’età.

PENSIERO POSITIVO

La motivazione positiva è ciò che permette di raggiungere gli scopi prefissati, tra cui anche il miglioramento della salute. Contrariamente la negatività è “veleno” in quanto condiziona negativamente corpo e psiche che sono indissolubilmente interconnessi tra di loro, pertanto il “soma” (organismo) è fortemente condizionato dai pensieri e dalle emozioni. Quando ci troveremo faccia a faccia con un malessere o con ciò che non ci piace, che non ci fa stare bene, avremo l’opportunità di ripetere a noi stessi che “staremo meglio”; giorno dopo giorno il problema diventerà un’opportunità per la trasformazione e il cambiamento. Ormai le evidenze non lasciano più dubbi: il pensiero positivo può veramente guarire!

Una persona ammalata può avere difficoltà a credere di star bene, ma se accetta l’idea di “sempre meglio”, questo implica “un po’ meglio di ieri”. Il subconscio che registra questo pensiero farà in modo che ci si predisponga effettivamente ad un miglioramento, e il risultato incoraggiante permetterà di crederci fino a poter dire finalmente: “sto bene”. Ogni giorno, quindi, troviamo il tempo per praticare il pensiero positivo, per ascoltare il nostro corpo e volerci bene, per nutrire sentimenti di gratitudine e di apprezzamento. Viviamo con passione e impegno nella vita, nel lavoro, con i nostri cari, con genuino amore! Noi, e solo noi, siamo gli attori e i registi della nostra quotidianità!