UVA URSINA: ATTIVA SOLO SE IN AMBIENTE ALCALINO?

Una questione dibattuta da “sfatare” una volta per tutte!

L’Uva ursina (Arctosatphylos uva ursi) è una pianta della famiglia delle Ericaceae, nota per l’azione benefica quale disinfettante del tratto urinario e per questo tradizionalmente utilizzata, da sola o in associazione, per il trattamento e la prevenzione delle infezioni alle vie urinarie. In ambito fitoterapico si riscontra spesso il dubbio se sia necessario associare, alle terapie che prevedono l’assunzione dell’Uva ursina, prodotti che alcalinizzino l’organismo, al fine di rendere efficace l’attività dell’Uva ursina stessa.

Seguendo questo dubbio si è diffusa la convinzione che, senza adeguata alcalinizzazione, l’Uva ursina sia, in realtà, di poca efficacia. La questione è particolarmente dibattuta, pertanto ci sembra giunto il momento di fare chiarezza a riguardo. Partiamo con il dire innanzitutto che le proprietà salutistiche dell’Uva ursina sono attribuite in particolare ai glicosidi fenolici arbutina e metilarbutina, normalmente presenti nella pianta in quantità dal 6 al 9% circa. Chiariamo subito però che è stato dimostrato (qualora ci fosse qualcuno che sostiene il contrario!) come l’estratto totale di Uva ursina sia più attivo del principio attivo isolato (arbutina); ciò conferma che è il pool (fitocomplesso) di sostanze presenti nella droga ad essere il vero responsabile dell’attività antimicrobica della pianta. Ridurre il tutto alla sola arbutina è quindi estremamente limitativo e, oltretutto, può portare ad errori.
Chiarito questo dubbio, torniamo però all’arbutina perché dobbiamo fare chiarezza su questa questione.

Cosa accade all’arbutina una volta ingerita?
Si ritiene che l’arbutina nell’intestino si trasformi in idrochinone libero. Una volta assorbito l’idrochinone viene coniugato nel fegato e solo quando raggiunge la vescica si idrolizza nuovamente a idrochinone libero. Infatti, in presenza di urine alcaline (pH 8) i composti coniugati idrolizzano parzialmente dando di nuovo l’idrochinone che esercita azione antisettica ed astringente sulla mucosa delle vie urinarie. Ma allora dobbiamo rendere l’urina alcalina perché l’Uva ursina sia più efficace? C’è infatti chi sostiene che sia necessario somministrare ai pazienti bicarbonato di sodio (appunto per alcalinizzare) oppure far aumentare il consumo di frutta e verdura. Su quest’ultimo punto non ci sono dubbi ed è quello che anche noi sosteniamo da sempre (come consiglio generale di salute e non solo per aumentare l’alcalinità dell’organismo!). Ma il bicarbonato di sodio (o altro alcalinizzante) proprio non è necessario  e vediamo perché:

1) E’ stato dimostrato da uno studio clinico che l’alcanizzazione delle urine non è un prerequisito per migliorare l’attività antisettica degli idrochinoni (e quindi dell’arbutina) [Siegers e coll. (2003) Phytomedicine (10 Suppl 4):58-60]. In tale studio infatti si è evidenziato che l’idrolisi dell’idrochinone sarebbe favorita da enzimi presenti nel citoplasma dei batteri che infettano le vie urinarie (e non sarebbe invece condizionata dall’alcalinità delle urine). Questo fa senz’altro supporre che il meccanismo d’azione dell’uva ursina meriti ulteriori approfondimenti. Non si tratta solo di una questione di alcalinità e, inoltre, nel meccanismo d’azione dell’Uva ursina non è coinvolta (lo ribadiamo) solo l’arbutina, bensì tutto il fitocomplesso.

2) Ma se ciò ancora non convincesse teniamo presente che, nella maggior parte delle infezioni alle vie urinarie, le urine sono già più alcaline del normale (le urine alcaline sono infatti un indice di infezione alle vie urinarie)!!! Questo perché la maggior parte dei microrganismi responsabili delle infezioni urinarie è in grado di scindere l’Urea e di liberare, conseguentemente, ammoniaca, alcalina.

Se teniamo conto di questo aspetto è evidente che è inutile alcalinizzare ciò che è già alcalino. In corso di infezione (cistite acuta) allora non vi sono dubbi sul fatto che l’uva ursina sia efficace come tale, senza alcalinizzanti. In caso di prevenzione (quando si presume che le urine non siano più così alcaline) è comunque attiva, anche impiegata da sola, come dimostrato da studi compiuti in merito (ma ciò non ci stupisce dato che abbiamo compreso che l’attività dell’Uva ursina non dipende solo dall’arbutina e non è condizionata dalle urine alcaline).

Molte sono quindi le argomentazioni scientifiche che avvalorano l’impiego e l’efficacia dell’estratto di Uva ursina e che dimostrano la validità delle sue proprietà salutistiche, chiarendo che non è necessario alcalinizzare l’organismo al fine di renderla attiva. Ma, al di là di queste argomentazioni, ciò che più ne avvalora l’impiego e l’attività come tale è la storia degli innumerevoli successi ottenuti grazie all’utilizzo di GSE Cystitis e di GSE Cystitis Rapid, formulazioni nelle quali l’Uva ursina è presente rispettivamente nelle quantità di 1200,00 mg e 810,00 mg per dose massima giornaliera.

Ricordiamo allora che GSE Cystitis Rapid è un integratore alimentare a base di Estratto di semi di Pompelmo (GSE) , Uva ursina, Pilosella, Erica e Ononide, principi vegetali da sempre utilizzati per i benefici effetti sull’equilibrio delle funzioni fisiologiche dell’apparato urinario. I funzionali sono inseriti in quantità elevate, ai fini di ottenere la risoluzione rapida della sintomatologia acuta (se ne consiglia l’assunzione di 2 compresse per 3 volte al dì, per 5 giorni). GSE Cystitis è un integratore alimentare con la medesima composizione di GSE Cystitis Rapid, con la differenza però che in questo caso i principi vegetali inseriti sono presenti in quantità adatte ai fini di consolidare i risultati ottenuti, contrastare a lungo termine le recidive e prevenire ulteriori manifestazioni acute (per consolidare i risultati ottenuti se ne consiglia l’assunzione nelle quantità di 1-2 compresse per tre volte al dì, per 20 giorni; per mantenere i risultati si consiglia di effettuare dei cicli di 40 giorni che prevedono l’assunzione di 1 compressa per tre volte al dì, da ripetere 3 volte all’anno).

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