Artrite

Problematica

L’artrite è una problematica infiammatoria cronica che colpisce le articolazioni. La più diffusa è senz’altro l’artrite reumatoide, ad insorgenza tipica tra i 20 e i 40 anni, con frequenza maggiore nelle donne. Altre tipologie di artrite sono ad esempio: artrite psoriasica, artrite infettiva, artrite enteropatica. Tutti i tipi di artrite sono accomunate dallo stesso fenomeno infiammatorio a carico del tessuto sinoviale, ovvero il rivestimento delle articolazioni incaricato di produrre il liquido necessario alla lubrificazione delle giunture ossee. Di seguito riportiamo i sintomi tipici, riscontrabili in tutte le manifestazioni di artrite:

• grave dolore articolare con importante infiammazione che inizia in modo insidioso nelle piccole articolazioni e progredisce colpendo tutte le articolazioni;
• edema dei tessuti molli, erosione della cartilagine e diminuzione dello spazio articolare.

Nel caso dell’artrite reumatoide, come già detto, la più diffusa, vi sono parecchie prove che la patologia sia determinata da una reazione autoimmune contro i componenti del tessuto articolare. I responsabili di questo “scatenamento immunitario” sono stati individuati in: suscettibilità genetica, anomala permeabilità intestinale, fattori nutrizionali e stile di vita, allergie alimentari etc.; l’artrite reumatoide è il classico esempio di malattia multifattoriale.

Per quanto sia ormai certo che la predisposizione genetica è importante, è indubbio che affinchè la problematica si sviluppi sono necessari fattori legati allo stile di vita. É ormai certo che i soggetti con artrite reumatoide hanno un’aumentata permeabilità intestinale agli antigeni degli alimenti e ai batteri, così come anche alterazioni della flora batterica intestinale (disbiosi).

L’alterata permeabilità intestinale contribuisce in modo importante all’aumentato livello di endotossine circolanti e degli immunocomplessi caratteristici dell’artrite reumatoide. L’aumentata permeabilità intestinale e la disbiosi possono anche determinare l’assorbimento di antigeni alimentari (o batterici) che sono molto simili ad alcune componenti del tessuto articolare, determinando una risposta immunitaria che, innescatasi per contrastare l’ingresso degli antigeni alimentari (o batterici), finisce poi con il distruggere piano piano anche i tessuti articolari (ecco perché si parla di patologia auto-immune).

Disbiosi intestinale, allergie e intolleranze alimentari sono perciò tutti fattori che stanno alla base dell’insorgenza, nel tempo, della problematica. Riconoscerli (e trattarli) può quantomeno contribuire a diminuire la gravità dell’artrite, anche quando il meccanismo autoimmunitario si è già innescato, migliorando la qualità della vita di chi ne soffre.

L’artrite reumatoide necessita infatti di un approccio terapeutico ampio che si focalizzi sulla riduzione dei fattori coinvolti nel processo patologico oltre che, ovviamente, sul controllo dell’infiammazione e del dolore. Intervenire solo con i farmaci di sintesi, ricchissimi di effetti collaterali, non risulta invece in un concreto ed efficace aiuto per i pazienti.

Il trattamento dell’artrite con la medicina convenzionale

L’approccio farmacologico ufficiale nel caso di artrite è veramente molto “intenso”. Nelle varianti persistenti e aggressive, oltre ai farmaci sintomatici anti-infiammatori non steroidei o steroidei (già di per sè ricchissimi di effetti collaterali), si impiega infatti la così detta “terapia anti-reumatica” che viene protratta a lungo termine, se non a vita. Il metotressato ne è l’esempio più tipico. Si tratta di un antinfiammatorio e immunosoppressore che interviene sui meccanismi alla base della flogosi infiammatoria, alterandone il decorso.

É utilizzato nei casi più gravi, quando ormai i farmaci più “leggeri” non sono più sufficienti. Infatti i suoi effetti collaterali sono tanti e tali, da non giustificarne l’utilizzo per infiammazioni di leggera-media gravità; basti pensare che, a concentrazioni maggiori, è impiegato quali chemioterapico nel trattamento dei carcinomi.

Alcuni degli effetti collaterali collegati all’assunzione di tale farmaco sono: danni epatici e renali, stomatite ulcerativa, nausea, irritazione della mucosa gastrica, anoressia, diarrea acquosa, perdite ematiche vaginali, induzione all’aborto, etc. Se si considera che in genere l’assunzione di questo tipo di farmaco è “per la vita” (anche se a basse dosi), si può intuire a quali gravi danni possa andare incontro l’organismo del paziente.

Per quanto riguarda la terapia sintomatica ricordiamo anche le caratteristiche principali degli antinfiammatori comunemente utilizzati. Cortisonici: a concentrazioni terapeutiche mostrano altissime attività antiflogistiche e immunosoppressive: inibiscono la permeabilità capillare e la formazione di essudato oltre che la produzione di mediatori infiammatori e immunitari (citochine, prostanoidi, etc.); inibiscono inoltre l’attività dei neutrofili, la migrazione cellulare e la produzione di linfociti T e B (azione immunosoppressiva). Le molecole più utilizzate sono sicuramente il prednisone, prednisolone, metil-prednisolone, desametasone.

I derivati del cortisolo hanno effetto mineralcorticoide e pertanto alle dosi terapeutiche presentano effetti collaterali tutt’altro che di lieve entità: a basso dosaggio, glaucoma, ipertensione intracranica, perforazione intestino, ulcera gastrica, emorragia gastrica; a medio dosaggio miopatia, aumento pressione, cute fragile, edema per ritenzione idrica e di sodio, iperlipidemia, diabete, euforia, cataratta; ad alto dosaggio iperglicemia, ritenzione di liquidi, aumento di peso, ritardo della crescita, osteoporosi, aumento della peluria, acne, ulcera gastrica e riduzione delle difese immunitarie.

F.A.N.S. (acronimo di Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei): agiscono inibendo la sintesi di mediatori chimici chiamati “prostaglandine”: tale azione è all’origine sia dell’attività farmacologica, sia dei numerosi effetti collaterali. Oltre alle note conseguenze che vanno dalla semplice irritazione, alla lesione, all’ulcera e all’emorragia gastrointestinale, l’inibizione dell’aggregazione piastrinica, l’ischemia renale, la nefropatia generica e l’insufficienza renale, etc., nel caso dell’artrite reumatoide si è visto che i FANS aumentano grandemente la già elevata permeabilità intestinale dei pazienti affetti da questa patologia.

Ciò fa capire che i FANS accelerano i fattori che favoriscono la progressione della malattia, il che ne rende l’utilizzo ancora più sconsigliato che in altri casi.
In generale inoltre, se si tiene in considerazione il fatto che la problematica è cronica e la terapia va protratta “ a vita”, si comprende ancor più come sia assolutamente necessario evitare il più possibile l’utilizzo di antinfiammatori di sintesi, per non appesantire ulteriormente le funzionalità dell’organismo ed evitare il più possibile gli effetti secondari da farmaci.

Da qui l’importanza di avere a disposizione una valida alternativa naturale che, in associazione ad un adeguato stile di vita, possa dare sollievo ai sintomi dolorosi e alla rigidità collegati all’artrite per evitare, o quantomeno ridurre, l’assunzione di farmaci dannosi per l’organismo.

La natura ti aiuta in caso di artrite.

Approccio

L’approccio naturale ed efficace

Al fine di aiutare a contrastare, giorno dopo giorno, l’infiammazione, il dolore e la rigidità che caratterizzano la problematica dell’artrite, evitando così di ricorrere all’uso dei farmaci, o quantomeno riducendone l’apporto, la natura può essere d’aiuto, grazie all’impiego di una formulazione esclusiva a base di funzionali vegetali selezionati per le spiccate proprietà antinfiammatorie.

Primi fra questi è senz’altro BIOSTERINE®, fitocomposto unico ed innovativo, costituito dall’80% di estratto di Ocimum sanctum (Basilico santo) e dal 20% di estratto di Salvia officinalis, caratterizzato da un’elevatissima titolazione in Acido rosmarinico (ben il 40%), ottenuta  attraverso un particolare processo di estrazione, messo a punto e brevettato da Prodeco Pharma.

BIOSTERINE® e artrite

BIOSTERINE® non solo associa le riconosciute proprietà antinfiammatorie dei fitocomplessi del Basilico santo e della Salvia officinale, ma le amplifica e le potenzia, grazie all’elevata concentrazione di Acido rosmarinico. Numerosi studi hanno infatti confermato le straordinarie proprietà dell’Acido rosmarinico quale antinfiammatorio, indagandone anche i possibili meccanismi d’azione.

In particolare, studi compiuti in vivo hanno evidenziato che l’Acido rosmarinico inibisce sensibilmente i sintomi infiammatori dell’artrite autoimmune; questa capacità è considerata promettente per l’impiego clinico di Acido rosmarinico nel trattamento dell’artrite reumatoide (riferimento: Beneficial effects of rosmarinic acid on suppression of collagen induced arthritis. J Rheumatol. 2003 Jun;30(6):1203-7).

Con riferimento al suo meccanismo d’azione, si conosce la capacità dell’Acido rosmarinico di inibire i processi infiammatori legati al “sistema del complemento” (si tratta infatti di una componente del sistema immunitario coinvolta nel processo infiammatorio); oltre a questo meccanismo d’azione, considerato il principale responsabile dell’azione antinfiammatoria dell’Acido rosmarinico, esso agisce anche tramite regolazione della cicloossigenasi, modulando la sintesi delle prostaglandine infiammatorie (è stato infatti evidenziato che l’Acido rosmarinico contenuto nell’Ocimum sanctum esercita un’attività inibente sulla cicloossigenasi pari al 58%).

L’efficacia antinfiammatoria degli estratti di Ocimum sanctum è risultata paragonabile a quella dell’ibuprofene, del naproxene e dell’acido acetilsalicilico, ma senza effetti collaterali: la presenza nel fitocomplesso di altri principi funzionali consente infatti di armonizzare e modulare l’azione antinfiammatoria senza i tipici effetti dannosi riportati dai farmaci di sintesi.

Questa scoperta conferma l’utilizzo tradizionale dell’Ocimum sanctum quale sicuro, affidabile ed efficace antinfiammatorio. L’azione dell’acido rosmarinico si esplica anche tramite inibizione della jaluronidasi, enzima responsabile della degradazione dell’acido jaluronico, fondamentale per l’integrità dei tessuti connettivi, in particolare per le cartillagini; tale proprietà conferisce all’acido rosmarinico un ruolo protettore dei tessuti, soprattutto articolari, e si coniuga molto bene con le proprietà antinfiammatorie di tale sostanza.

Per le considerazioni sopraccitate, BIOSTERINE®, in associazione ad estratti vegetali specifici, rappresenta perciò il cardine di

un approccio naturale di grande aiuto per contribuire a spegnere, giorno dopo giorno, infiammazione e dolore, dando sollievo ai sintomi della problematica dell’artrite, senza effetti collaterali, anche per assunzioni a lungo termine.

La natura può aiutarti con

BIOSTERINE®: come già evidenziato, con le sue potenti proprietà salutistiche in qualità di antinfiammatorio, rappresenta il punto di partenza dell’approccio. Per via sistemica, BIOSTERINE® esercita una marcata azione antinfiammatoria e riduce la flogosi dei tessuti colpiti. L’associazione con altri specifici principi naturali consente di raggiungere risultati ancora più significativi.

Boswellia serrata: l’estratto di Boswellia possiede riconosciute proprietà antinfiammatorie e risulta  particolarmente efficace nelle patologie dolorose a carico dell’apparato muscolo-scheletrico. L’attività viene ricondotta alla presenza nel fitocomplesso di particolari composti chiamati Acidi boswellici. Numerosi gli studi clinici che ne hanno confermato l’ efficacia, paragonabile ai farmaci di sintesi, senza però alcun effetto collaterale.

Vincente è stata la scelta di inserire nella formulazione sia l’estratto secco con un’elevata titolazione in Acidi boswellici (75%), sia la polvere della droga intera; questa associazione consente infatti, da una parte, di garantire l’adeguato apporto dei principi attivi più “nobili” (gli acidi boswellici), a garanzia di efficacia, dall’altra di consentire la presenza dell’intero fitocomplesso, per un’azione sinergica e, allo stesso tempo, più “morbida” sull’organismo, a garanzia della totale assenza di effetti collaterali, anche nel lungo termine.

Curcuma longa: la curcuma viene utilizzata in fitoterapia per la cura e la risoluzione di molteplici patologie a carattere infiammatorio, inclusa l’artrite. L’attività antinfiammatoria è attribuita in particolar modo alla presenza di particolari sostanze chiamate Curcuminoidi. Le ricerche hanno evidenziato che l’efficacia dell’estratto di curcuma è legata alla sua attività su molteplici meccanismi fisiologici coinvolti nel processo infiammatorio. La curcuma agisce perciò sull’infiammazione con un meccanismo a 360°, senza peraltro alcun effetto collaterale.

Alcuni dei fondamentali meccanismi coinvolti sono i seguenti:

a) inibizione degli enzimi ciclo-ossigenasi-2 e lipo-ossigenasi, con conseguente diminuzione della produzione di prostaglandine e altri mediatori chimici infiammatori;

b) inibizione della liberazione di numerose citochine e di interleuchine pro-infiammatorie;

c) Inibizione della produzione delle molecole di adesione coinvolte nella fase precoce della cascata infiammatoria;

d) inibizione della degradazione del collagene. Vincente è stata la scelta di inserire nella formulazione sia l’estratto secco con un’elevata titolazione in Curcuminoidi (95%), sia la polvere della droga intera; questa associazione consente infatti, ancora una volta, massima efficacia e totale assenza di effetti collaterali.

Acido Jaluronico: la sua funzione fisiologica è quella di mantenere il grado di idratazione del tessuto connettivo; agisce inoltre come sostanza cementante e molecola anti-urto nonché come efficiente lubrificante (liquido sinoviale/giunture), prevenendo il danneggiamento dei tessuti. La sua, dunque, è una funzione fondamentale per la salute e la funzionalità del tessuto scheletrico e delle giunture. Per questo motivo, sin dalla sua scoperta, l’Acido jaluronico è stato utilizzato nella cura dei disturbi articolari.

Al di là degli ottimi risultati che si ottengono in seguito al suo impiego in infiltrazioni intra-articolari, recentemente è stata indagata anche la sua efficacia per assunzione orale. Nell’ambito della formulazione, l’Acido jaluronico trova perciò impiego, in associazione a Biosterine® e agli estratti di Boswellia e Curcuma, a completamento dell’attività antinfiammatoria del prodotto.

Un’altra attività dell’Acido jaluronico è stata recentemente individuata e ne ha reso particolarmente utile l’inserimento nella formulazione: carrier di molecole attive per aumentarne la biodisponibilità. L’Acido jaluronico, una volta ingerito ed idratatosi, forma una matrice bioadesiva che porta in soluzione i principi attivi e ne promuove il graduale rilascio, saturando la mucosa ed aumentando il tempo di contatto tra i principi attivi e la mucosa intestinale stessa. Garantisce perciò il completo assorbimento di tutti i componenti dei fitocomplessi inseriti (Biosterine®, Boswellia e Curcuma), ottimizzandone la biodisponibilità ed esaltandone l’efficacia.

La forma più idonea all’assunzione di tali funzionali vegetali è rappresentata dalle compresse deglutibili.

Stile di vita

CONSIGLI ALIMENTARI DURANTE IL TRATTAMENTO      DURATA DELLA DIETA: DA 1 A 3 MESI

ALIMENTI DA ELIMINARE

  • Zuccheri: zucchero raffinato (bianco, ossia saccarosio), glucosio, maltosio, mannitolo, lattosio, galattosio, succo d’acero, succo d’agave, miele, melassa, cioccolato, marmellate, creme, budini, caramelle, biscotti farciti, prodotti di pasticceria in generale, sciroppi, succhi di frutta, gelati, bibite zuccherate etc.
  • Cereali raffinati: pane bianco, cereali brillati e farine “bianche”.
  • Latte (e tutti i latticini, incluso lo yogurt).
  • Uova.
  • Carne rossa e anche bianca, soprattutto nel caso in cui il disturbo sia cronico. La motivazione è riconducibile all’elevato contenuto di grassi saturi presenti abbondantemente in tutti gli alimenti di origine animale, che hanno la caratteristica di incrementare la quantità di acido arachidonico il quale a sua volta favorisce la produzione di prostaglandine infiammatorie; inoltre questi cibi unitamente agli alimenti raffinati, sono promotori dell’acidosi organica, condizione che “irrita” tutto l’organismo tra cui le membrane sinoviali e le cartilagini.
  • Cibi industriali (confezionati, conservati, raffinati).
  • Caffè.
  • Alimenti a cui si è intolleranti o allergici.
  • Alcolici.
  • Sale raffinato.

ALIMENTI DA CONSUMARE CON CAUTELA

  • Zucchero di canna integrale (solo se indispensabile). Come dolcificante preferire malto di riso, di mais, d’orzo, dolcificanti naturali ottenuti dalla germinazione dei cereali, peculiarità che li rende un concentrato di minerali e vitamine. Il malto a differenza dello zucchero grezzo di canna viene assimilato lentamente dall’organismo e fornisce un’energia costante e continua mantenendo il tasso glicemico pressoché uniforme. La germinazione inoltre contribuisce alla formazione di amilasi, enzima che favorisce la demolizione dell’amido, riducendo la quota che arriva indigerita nell’intestino crasso e quindi minimizzando il rischio di fermentazioni.
  • Si consiglia anche di evitare l’eccesso di cereali contenenti glutine: frumento, farro, avena, kamut, orzo, segale e derivati.
  • Tè comune e tè verde.

ALIMENTI DA PREFERIRE

  • Frutta e verdura biologica di stagione per la spiccata azione antiossidante, detossificante e rimineralizzante.
  • Cereali integrali e pseudocereali privi di glutine (riso, miglio, mais, quinoa, amaranto, grano saraceno).
  • Legumi (lenticchie, ceci, fagioli, piselli, soia, fave).
  • Oli di prima spremitura a freddo (oliva,  cartamo, sesamo, canapa, lino, etc.).
  • Tofu, tempeh.
  • Pesce di piccola taglia e di mare aperto (orate, sardine, branzini, triglie, sgombri, etc.).
  • Semi oleaginosi (di lino, di zucca, di sesamo, noci, mandorle, nocciole).
  • Sale integrale.
  • Per la colazione preferire bevande vegetali (“latte” di soia, di miglio, di quinoa, di grano saraceno, di avena, di riso, di riso germogliato, di mandorle) tè rosso, tè kukicha (privi di teina e caffeina), i fiocchi (di quinoa, di riso, di grano saraceno), i soffiati (di miglio, di riso, di grano saraceno, di amaranto), yogurt di soia.
  • Alghe (Kelp).

ALIMENTI SPECIFICI DA INTEGRARE/INCREMENTARE IN CASO DI AFFEZIONE

Per il potere antiossidante conferito dal Selenio, dalla Vitamina C, dalla Vitamina E, dal Manganese, dallo Zinco sono da consumare giornalmente vegetali freschi, frutta fresca e alghe marine. Non di minor importanza tra gli elementi antiossidanti sono inclusi i Bioflavonoidi, i quali aiutano l’organismo ad eliminare i radicali liberi che naturalmente si formano e si accumulano durante uno stato infiammatorio; gli alimenti che ne contengono in abbondanza sono: agrumi (soprattutto limoni e pompelmi), ciliegie, more, ribes, uva, prugne, albicocche, aglio, cipolla, broccoli, bieta, carote, (da consumare preferibilmente crudi perché la cottura può alterare i preziosi nutrienti in essi contenuti).

Per l’effetto antinfiammatorio ed antiossidante la cultura indiana consiglia di consumare nei cereali, nelle zuppe, nella verdura la curcuma. L’effetto antinfiammatorio è potenziato se si consuma 1 cucchiaio di olio di lino o di canapa, fino a 3 volte al dì lontano dai pasti, l’efficacia è conferita grazie al contenuto di omega-3, e omega-6 (acidi grassi essenziali noti per la capacità di contrastare lo stato infiammatorio).

In caso di danni muscolari, articolari, ossei, preferire gli ortaggi che contengono Zolfo, minerale che promuove la riparazione dei tessuti, presente negli asparagi, nel cavolo, nell’aglio, nella cipolla, nel porro…) e gli alimenti contenenti Vitamina C (in quanto contribuisce alla sintesi del collagene).

BEVANDE

Acqua: bere almeno 2 litri d’acqua al giorno, a temperatura ambiente e lontano dai pasti, scegliendo acque con residuo fisso inferiore a 50 mg/litro e con pH compreso tra 6 e 7. Bevande: tisane, decotti, centrifugati, spremute d’agrumi, infusi d’erba, tè bancha (ne esistono di due tipi: il hojicha con un contenuto minimo di teina, e il kukicha privo di teina), tè rosso conosciuto come tè rooibos: a differenza del tè nero e del tè verde, è naturalmente privo di teina e si caratterizza per la presenza di sostanze naturali importanti per l’organismo, come Vitamina C, Magnesio, Fosforo, Ferro, Zinco e Calcio (tutte le bevande sono da consumare al naturale).

CONSIGLI DI CARATTERE GENERALE

Riposare adeguatamente. Come regola generale, andare a letto sempre alla stessa ora e fare da 6 a 8 ore di sonno ininterrotto; cercare di non mangiare e bere nelle 3/4 ore prima di coricarsi. Se si ha fame o sete mangiare un po’ di frutta un’ora prima di andare a letto; se necessita fare un breve pisolino di mezz’ora dopo pranzo. Evitare l’uso di farmaci se non strettamente indispensabili (in particolare cortisonici ed antinfiammatori).

Prestare molta attenzione alla scelta del cibo; se si segue una dieta adeguata è possibile modificare il decorso del disturbo, ossia protrarre i periodi di benessere e diminuire le fasi di riacutizzazione! Motivo per cui è caldamente consigliato eliminare gli alimenti che agiscono nel nostro organismo con un meccanismo “pro-infiammatorio” contribuendo non solo ad innescare ma anche a peggiorare la sintomatologia dolorosa, gli alimenti in questione sono: carne rossa e bianca, uova, latte e latticini.

In particolare il “latte” e tutti i suoi derivati, che la popolazione occidentale si ostina a consumare abbondantemente, per il contenuto di caseina (proteina che attiva la risposta difensiva a carattere infiammatoria), aggravano l’infiammazione e il dolore, si raccomanda pertanto di evitarli. Tre o quattro volte al giorno fare 4 respiri profondi (espirazione due volte più lunga dell’inspirazione) associando ad essi un ricordo positivo; questa pratica aiuta ad eliminare le tossine ed i radicali liberi dall’organismo; non indossare vestiti attillati che esercitino costrizione sulla respirazione.

ATTIVITÀ FISICA

Solo durante la fase acuta, quando il dolore è molto forte, è utile stare fermi. Superato il periodo più critico, l’immobilità può peggiorare la situazione! Gli sport più indicati sono quelli dolci che non prevedono grossi sforzi come stretching, yoga, nuoto, etc. In questo modo si rafforza il tono muscolare e quello tendineo. Lo sport non agonistico, è salutare in quanto contribuisce a mantenere le articolazioni in buone condizioni anatomo-funzionali, a scaricare le tensioni emotive, a favorire il processo di detossificazione, a rafforzare il sistema immunitario e a migliorare il metabolismo.

Inoltre, in caso di problematiche osteoarticolari, non meno importante è adottare una postura corretta e tenere sotto controllo il peso corporeo, in quanto i chili di troppo sono dannosi all’apparato osteoarticolare! Ulteriori aspetti da non sottovalutare riguardano la tecnica e l’allenamento. Che si tratti di fare jogging, giocare a calcio o sciare, esistono regole ben precise (posizioni da assumere, movimenti da privilegiare o evitare, tempi e modalità dell’allenamento). Le regole di un buon allenamento devono essere apprese e applicate correttamente, ricordando di far precedere e seguire ogni sessione d’esercizio da fasi di riscaldamento e defaticamento/stretching, essenziali per evitare strappi e indolenzimenti. In sintesi: lo sport non si improvvisa. Inoltre se si decide di ricominciare a praticare attività fisica, dopo alcuni mesi o anni di interruzione, bisogna fare attenzione a procedere con umiltà e gradualità. Si consiglia sempre un esercizio fisico che sia adeguato all’età.

PENSIERO POSITIVO

La motivazione positiva è ciò che permette di raggiungere gli scopi prefissati, tra cui anche il miglioramento della salute. Contrariamente la negatività è “veleno” in quanto condiziona negativamente corpo e psiche che sono indissolubilmente interconnessi tra di loro, pertanto il “soma” (organismo) è fortemente condizionato dai pensieri e dalle emozioni.

Quando ci troveremo faccia a faccia con un malessere o con ciò che non ci piace, che non ci fa stare bene, avremo l’opportunità di ripetere a noi stessi che “staremo meglio”; giorno dopo giorno il problema diventerà un’opportunità per la trasformazione e il cambiamento. Ormai le evidenze non lasciano più dubbi: il pensiero positivo può veramente guarire! Una persona ammalata può avere difficoltà a credere di star bene, ma se accetta l’idea di “sempre meglio”, questo implica “un po’ meglio di ieri”. Il subconscio che registra questo pensiero farà in modo che ci si predisponga effettivamente ad un miglioramento, e il risultato incoraggiante permetterà di crederci fino a poter dire finalmente: “sto bene”. Ogni giorno, quindi, troviamo il tempo per praticare il pensiero positivo, per ascoltare il nostro corpo e volerci bene, per nutrire sentimenti di gratitudine e di apprezzamento. Viviamo con passione e impegno nella vita, nel lavoro, con i nostri cari, con genuino amore! Noi, e solo noi, siamo gli attori e i registi della nostra quotidianità!