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OCIMUM SANCTUM (Tulsi)

Tulsi, un’erba “santa”

Il Tulsi, basilico santo (Ocimum sanctum), è una delle piante più sacre degli indiani moderni, così come lo fu per gli Ariani, abitanti dell’India antica. Rinomato per le sue proprietà salutari e preventive, il Tulsi ha sedotto l’immaginazione dell’uomo fin dai tempi precedenti al Rigveda (libro della conoscenza eterna) scritto nel 5000 a.C.
La ricerca moderna, combinata con secoli di intima devozione e studio del Tulsi, in condizioni di salute o malattia, chiede il riconoscimento di questo componente, una delle migliori erbe offerteci dalla Natura, affinché si diffonda globalmente a beneficio dell’umanità. Attualmente poco conosciuto in Occidente, il Tulsi emergerà certamente nel prossimo futuro quale maggiore attore in un campo in espansione come quello degli integratori e dei rimedi salutistici a base d’erbe.

Caratterisitche chimiche e botaniche

I botanici hanno dato al Tulsi (basilico santo), il nome latino di Ocimum sanctum. Ocimum significa “labiato fragrante”; sanctum, “santo”. Più recentemente, l’Ocimum sanctum si è anche chiamato Ocimum tenuiflorum, che significa “basilico dai piccoli fiori”. L’Ocimum appartiene alla famiglia della menta Labiatae/Lamiaceae. La cespugliosa pianta del Tulsi può crescere ad un’altezza pari ad oltre un metro e le sue foglie possono odorare di menta piperita, chiodi di garofano, liquirizia o
limone, oltre ad avere un distinto aroma proprio. Il Tulsi è comunemente coltivato nelle pianure indiane, così pure nelle case e nei giardini privati di tutta l’India e, per la crescita ideale, richiede una particolare attenzione e calore. In termini di costituenti chimici, il Tulsi contiene alcaloidi, grassi, carboidrati, proteine, glicosidi, fenoli, saponine, tannini e terpeni.

I principi funzionali del Tulsi sono per lo più terpeni e fenoli volatili: l’eugenolo (il componente farmacologico principale), il metileugenolo, il metiletere, il cariofilene, il terpinene-4-olo, il decilaldeide, il salinene, l’alfa-pinene, il beta-pinene, il canfene, il carvacrolo, l’acido rosmarinico, l’acido terpen- ursolico, l’acido ursolico, il giuvocimene I e II, il timolo, il rimolo, la canfora, lo xantomicrolo, il caffeato, il mircenolo e il nerolo. Sebbene molti trovino il Tulsi rinforzante ed energizzante, esso non contiene caffeina od altri stimolanti. Il Tulsi possiede un elevato valore quale integratore nutrizionale, in quanto fornisce vitamina A (carotene 2,5 mg/100g di foglie fresche), vitamina C (acido ascorbico, 85 mg/100 g) e minerali (ad esempio: calcio da 0,5 a 3,5mg/100 g) in forma organica e di facile assimilazione.
L’assunzione quotidiana di un grammo di foglie essiccate di Tulsi fornisce circa 8,5 mg di vitamina C naturale. Questa è maggiormente attiva rispetto alla vitamina C sintetica, in quanto il suo assorbimento è estremamente più elevato; la biodisponibilità della vitamina C naturale è molto più elevata rispetto a quella della vitamina sintetica.

Il nostro Tulsi, efficacia e sicurezza

Metodi ottimali di coltivazione, raccolto, conservazione e confezionamento servono a portare al massimo il valore medicinale delle piante. L’efficacia e il potere delle erbe dipende dal terreno, dal clima e dalla stagione di raccolta, in quanto le quantità di componenti biologicamente attivi ed altri costituenti chimici variano secondo questi fattori. Oggi, tuttavia, è richiesta una grande quantità di erbe medicinali per ampie popolazioni e si è reso necessario coltivare queste erbe in diverse località.
Coltivazione, essiccazione e conservazione
Il nostro Tulsi viene coltivato in fattorie che si sviluppano in aree rurali prive di inquinamento ambientale e impiegano metodi di coltivazione biologica che escludono l’uso di erbicidi o pesticidi artificiali e di fertilizzanti chimici di sintesi. Le tecniche impiegate per l’essiccazione delle erbe sono anch’esse molto importanti: una luce solare o calore eccessivi portano alla perdita di olii essenziali ed altre importanti sostanze di valore medicinale. Il nostro Tulsi viene preservato e conservato con grande attenzione allo scopo di mantenerne intatte le virtù salutistiche. Le piante immagazzinate in luoghi umidi e polverosi si infettano con funghi e batteri e perdono il loro potere medicinale e nutrizionale, rischiando di diventare perfino dannose. Per la conservazione ed il confezionamento ottimale del nostro Tulsi, il luogo soddisfa i requisiti: è pulito, asciutto, a temperatura moderata, ben ventilato e al riparo dalla luce solare diretta.

Margine di sicurezza

Il margine dI sicurezza di una droga o di un’erba medicinale è una misura della differenza tra la quantità d’erba necessaria a produrre l’effetto desiderato e la dose che è probabile risulti in effetti collaterali pericolosi: maggiore è la differenza, più sicura è l’erba.
Il Tulsi contiene molte sostanze bioattive, vitamine e minerali, che normalizzano le funzioni del corpo, armonizzando i vari squilibri (formazione/conservazione d’energia e respirazione dei tessuti, sistema neurologico e neuro-ormoni, sistema idro/elettrolitico). Tulsi è anche usato quale veicolo per migliorare l’efficacia di molte preparazioni erboristiche.

Effetti benefici del Tulsi

Numerosissime pubblicazioni di studi scientifici condotti da svariati Laboratori ed Istituti hanno confermato che il Tulsi vanta una lunga serie di effetti benefici per la salute in quanto possiede:
• proprietà antistress, adattogene e coadiuvanti della resistenza,
• effetti sul sistema nervoso centrale,
• azione antiossidante,
• attività antimicrobica verso batteri, virus e funghi,
• azione insetticida ed insetto repellente,
• azione antinfiammatoria ed antipiretica,
• azione antiasmatica e salutistica verso l’apparato respiratorio,
• attività immunomodulante,
• attività riducente l’ipertensione arteriosa,
• effetti sul colesterolo,
• azione anticoagulante & antitrombotica,
• azione protettiva e curativa delle ulcere gastriche,
• effetto antiradiazioni,
• effetti benefici nei casi di diabete mellito.

Ulteriori effetti salutistici sono dovuti alla sua:
• attività analgesica,
• azione antispasmodica,
• aumentata tolleranza all’anossia,
• attività di prevenzione delle aderenze peritoneali post-operatorie,
• protezione epatica,
• attività vermifuga antifilaria.

SALVIA OFFICINALIS

L’erba che “salva”

Salvia officinalis è il nome scientifico con il quale viene indicata la più nota e più popolarmente chiamata Salvia comune. E’ una delle quasi 1000 specie facenti parte al genere Salvia (genere ricchissimo di specie sia annuali che perenni, usate per scopi alimentari o terapeutici o semplicemente ornamentali) e appartiene alla famiglia delle Labiatae. Originaria del bacino del Mar Mediterraneo, è molto diffusa in Europa nei paesi a clima mite e anche in Italia si può comunemente trovare allo stato spontaneo, oltre ad essere abbondantemente coltivata negli orti. Predilige i terreni calcarei e sassosi, asciutti e soleggiati.
La Salvia si presenta come un piccolo cespuglio sempreverde, molto ramificato, con fusto quadrangolare, legnoso. Le foglie semplici, opposte, ovali o lanceolate, con attaccatura picciolata dal tipico colore verde-grigiastro, presentano ghiandole ricche di oli essenziali, volatili e tipicamente aromatici, che conferiscono alla pianta l’intenso odore caratteristico. Fiorisce in primavera: i fiori blu-violacei sono riuniti in infiorescenze in densa spiga, e hanno il tipico aspetto asimmetrico proprio della famiglia delle Laminacee, con il labbro superiore diritto e quello inferiore trilobo. I frutti si formano alla base dei fiori e contengono minuscoli semi ovoidali di colore marrone scuro. Oggi le sue foglie vengono raccolte all’inizio della fioritura, che avviene in maggio-giugno, e sono indicate sotto forma di infuso, decotto o altri preparati, soprattutto per la loro azione terapeutica astringente, lievemente antisettica, ipoglicemizzante e stomachica.

Un po’ di storia

La salvia è conosciuta fin dai tempi più antichi: già gli egiziani, i greci e i romani ne apprezzavano le proprietà e per tutto il Medioevo era vista come una panacea perché considerata un’erba capace di guarire ogni male. Il nome stesso di questa pianta è testimone delle virtù che gli antichi le riconoscevano: infatti Salvia, nome attribuito alla pianta proprio dagli antichi Romani, deriva dal latino, e ha la stessa radice del verbo salvare (salvus = sano, salvo) e della parola salus (salus = salvezza, ma anche salute), che stanno ad indicare le virtù della salvia come pianta curativa.
Inoltre, la Scuola Medica di Salerno, una delle più famose nel Medioevo, depositaria della conoscenza medica dell’antichità, aveva dato a questa pianta il nome di Salvia salvatrix cioè “Salvia che salva” (“salvia salvatrix naturae conciliatrix”), ed era considerata l’erba miracolosa per eccellenza perchè si diceva che confortava i nervi, funzionava da antidoto contro i veleni, guariva dalle paralisi e assicurava all’uomo una lunga e serena vecchiaia: “cur moriatur homo cui salvia crescit in horto?” (“Perché mai dovrebbe morire chi coltiva Salvia nel proprio giardino?”).
Sempre apprezzatissima, non a caso il biologo e naturalista svedese Linneo (padre della nomenclatura binominale per la classificazione sistemica di piante e animali) a metà del ‘700 le attribuì il nome di officinalis. Per molto tempo si continuarono a decantare le infinite virtù medicinali di questa pianta tanto che in Olanda essa costituiva un proficuo oggetto di mercato e veniva scambiata, proprio in virtù delle sue famose proprietà, con il tè cinese proveniente dai mercati dell’oriente. La ritrattazione di tutte queste sensazionali virtù venne nel XIX sec. nell’opera Istoria delle piante medicate di P. Sangiorgio dove l’autore, fin troppo bruscamente, confinò questo celebre farmaco nelle nostre cucine: “…le imputazioni che la barbara medicina fece alle foglie di questo vegetabile sono quanto mai incredibili…bisogna però dire che la salvia si sia ben difesa da tutte queste calunnie perché ora non si usa che in cucina per aromatizzare le vivande e gli uccelleti”. Oggi comunque, molte delle numerose proprietà medicinali che le sono state attribuite in passato, sono state confermate da recenti indagini scientifiche.

Costituenti

La pianta contiene un 1-2,8% di olio essenziale, il cui componente principale è rappresentato dal thujone (alfa e beta-thujone) che ne costituisce circa la metà (ca. 35-60%), la restante parte dell’olio è costituita da altre sostanze terpeniche (cineolo, borneolo, acetato di bornile, alfa e beta-pinene, salvane, canfora, acetato di linaline, salviolo, oltre ad altre minori quantità di mono e sesquiterpeni). L’olio essenziale è prodotto dalla pianta in maggiori quantità durante i caldi mesi estivi; l’alta percentuale di tuioni, che sono dei chetoni ad azione neurotossica, ne suggeriscono l’utilizzo per via interna solo su prescrizione medica, dosi elevate possono provocare infatti scialorea (ipersalivazione),vomito e convulsioni.
Oltre all’olio, la pianta è ricchissima di composti polifenolici, ne sono stati identificati oltre 160, alcuni dei quali esclusivi di questo genere di piante, si ricordano in particolare l’acido rosmarinico, caffeico, clorogenico, labiatico.
Molto rappresentati anche i tannini, che hanno un’importante azione astringente e antisettica; sostanze amare di terpeniche (salvina, il suo etere monometilico, la picrosalvina (= carnosolo) e l’acido carnosico); flavonoidi (5-metossi salvigenina e altri flavoni) responsabili assieme agli acidi fenolici dell’azione coleretica e spasmolitica, oltre ad essere antisettici ed antiossidanti; triterpeni (acido oleanolico e derivati). Inoltre sono presenti enzimi, perossidasi, ossidoreduttasi, vitamina B1 e C, mucillagini, saponine, resine e sostanze di natura estrogenica. E ancora: acido ossalico, malico e fosforico, asparagina, ecc.

Effetti benefici della salvia

Nonostante la Salvia sia nota ai più per le sue proprietà aromatiche, e sia ampiamente e comunemente utilizzata per profumare le carni e insaporire i piatti, non bisogna dimenticare che prima di tutto è una pianta ricchissima di componenti con straordinarie proprietà officinali. Limitarsi ad apprezzare le sole qualità aromatiche vorrebbe dire privarsi di un fitocomplesso fonte di principi attivi utili per la nostra salute, in quanto vanta:
• azione antimicrobica,
• proprieta’ digestive,
• attivita’ antinfiammatoria,
• azione antidrotica,
• attivita’ ipoglicemizzante,
• attività farmacologica (azione sedativa, ipnotica, analgesica, rilassante la muscolatura scheletrica, di potenziamento della memoria, anticonvulsivante, neuroprotettiva) sul sistema nervoso. Recenti investigazioni hanno portato ad ampliare ulteriormente la lista delle proprietà terapeutiche
della salvia, grazie a studi condotti sull’uomo che hanno evidenziato degli effetti benefici sul morbo d’Alzheimer, la capacità di inibire la sindrome d’astinenza da etanolo e da morfina E la capacità di esercitare una certa azione allucinogena a livello centrale,
• antiossidante.

ACIDO ROSMARINICO

L’acido rosmarinico è un composto di natura fenolica, derivante dall’acido caffeico, identificato per la prima volta nel rosmarino (Rosmarinus officinalis), da cui prende il nome. Molto diffuso in natura, è il costituente principale del fitocomplesso delle piante della famiglia delle Labiatae (cui anche il rosmarino appartiene) ove viene sintetizzato quale metabolita a scopo difensivo, con un picco durante il periodo della fioritura.
Le proprietà medicinali degli estratti di piante della famiglia delle Labiatae, naturalmente ricche di acido rosmarinico, sono ben conosciute e confermate. Per citare solo alcuni esempi, la Salvia officinalis contiene quantità elevate di acido rosmarinico ed è utilizzata, tipicamente nei paesi del sud Europa, come coleretica, antisettica, astringente e per abbassare la glicemia. In India, l’acido rosmarinico contenuto nell’Ocimum sanctum è ampiamente usato per molteplici scopi, dall’abbassare la febbre al trattamento delle malattie gastrointestinali. In Messico, l’alto contenuto di acido rosmarinico contenuto nella Hyptis verticillata, è impiegato contro i disordini gastrointestinali e le infezioni oculari. In Indonesia e nell’Asia sud orientale l’Orthisiphon aristatus, anch’esso appartenente alle Labiatae, ad elevata concentrazione di acido rosmarinico, è conosciuto per le proprietà diuretiche e per combattere le infezioni batteriche. Per non parlare poi degli utilizzi di altre tipologie di Labiatae, tra cui la Perilla frutescens, con spiccate proprietà antiallergiche ed antinfiammatorie, la Melissa officinalis e la Prunella vulgaris, con riconosciute capacità antivirali e la Menta piperita, antisettica. Innumerevoli studi hanno verificato e confermato che l’azione degli estratti di queste piante è principalmente legata al contenuto di acido rosmarinico nel fitocomplesso.

Le caratteristiche

L’acido rosmarinico è solubile al 20% in acqua mentre solo allo 0,2% negli oli vegetali. La presenza di due anelli fenolici nella sua struttura gli conferisce notevoli proprietà quale anti-radicali liberi ed antiossidante. Dal punto di vista della biodisponibilità, dimostra ottimo assorbimento sia a livello cutaneo sia dopo somministrazione orale. Si è infatti verificato che, in seguito ad applicazione cutanea dell’acido rosmarinico inserito in un’emulsione acqua/olio, la sua biodisponibilità è ben del 60%. In virtù di questa caratteristica, unitamente alle sue spiccate proprietà antinfiammatorie è considerato un promettente antinfiammatorio naturale per uso topico. Dopo somministrazione orale, gli studi compiuti evidenziano che l’acido rosmarinico viene ben assorbito a livello intestinale; concentrazioni di acido rosmarinico e dei suoi metaboliti sono infatti riscontrabili sia nel sangue che nelle urine (da 1/2 a 8 ore, dopo la somministrazione, nel sangue, da 8 a 18 ore, nelle urine). Gli studi in vivo hanno messo in luce che, in seguito ad assunzione orale, concentrazioni di acido rosmarinico sono riscontrabili in tutto l’organismo, compreso il cervello, evidenziando che tale sostanza è in grado di attraversare la barriera emato-encefalica.
L’acido rosmarinico è approvato da:
FDA: Revisione del US21 Code of Federal Regulation, parti 101.22 e 182.20
FEMA (Federal Emergency Management Agency): GRAS liste 3001 e 2992
CEE: 88/388/ECC e 88/344/ECC lista 1 numero 406.

Effetti benefici dell’acido rosmarinico

Il notevole e crescente interesse scientifico nei confronti dell’acido rosmarinico ha portato ad indagare e a dimostrare le proprietà e le ampie possibilità di utilizzo di tale sostanza; i numerosissimi studi compiuti hanno avvalorato gli impieghi tradizionali degli estratti di piante, note per l’elevata concentrazione in acido rosmarinico, e hanno validato l’inserimento di tale funzionale in prodotti salutistici dai molteplici campi di applicazione. Quindi le proprietà che questo composto può vantare sono:
• antimicrobiche,
• antinfiammatorie,
• antiallergiche,
• antiossidanti,
• di protezione del sistema nervoso,
• antidepressive e ansiolitiche,
• epatoprotettrici ed epatodepuratrici,
• di protezione renale,
• ipoglicemizzanti,
• foto protettive,
• antitrombotiche.

L’IMPORTANZA DEL FITOCOMPLESSO

Da quanto sinora discusso, emergono le molteplici proprietà salutistiche di questo straordinario principio funzionale, l’acido rosmarinico. Componente attivo principale di moltissime Labiatae, la sua azione risulta non solo più efficace, ma anche più sicura, se utilizzato in armonia con l’insieme di composti naturalmente presenti negli estratti di piante che lo contengono. Quindi, acido rosmarinico sì, ma non isolandolo dal fitocomplesso cui appartiene, al contrario lasciandogli la possibilità di esprimere le sue proprietà in equilibrio armonico e in sinergia con tutti i funzionali della pianta cui appartiene; con ciò si intendono sia gli altri principi attivi presenti nel fitocomplesso, sia i metaboliti secondari che, pur non svolgendo azione salutistica di per sé, coadiuvano e modulano l’attività dei principi funzionali veri e propri. Impiegare l’acido rosmarinico significa quindi non solo sfruttarne le incredibili proprietà salutistiche ma considerarlo come parte di un insieme armonico e dinamico di sostanze contenute nel fitocomplesso, ricordandosi sempre che gli effetti di una pianta medicinale non sono mai raggiungibili con l’impiego dei singoli principi attivi isolati.

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