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Il muco e la tosse: come comportarsi

muco (1)

Il sottile strato di muco che riveste la mucosa delle vie aeree è un efficiente sistema di difesa, ma, in determinate condizioni, può non essere in grado di respingere efficacemente la moltitudine di particelle inalate, esponendo al rischio di proliferazione microbica, di infiammazione e di irritazione della mucosa. Tra i fattori che più frequentemente incidono sulla funzionalità della mucosa ricordiamo il fumo, gli sbalzi di temperatura, l’inalazione di aria non adeguatamente umidificata, le polveri sottili e i gas irritanti presenti nell’atmosfera.

Tutto ciò modifica il muco, rendendolo più viscoso, oltre ad alterare la funzionalità delle ciglia vibratili che rivestono la mucosa stessa, con conseguente diminuzione del battito ciliare e dell’efficienza drenante delle vie aeree. In queste condizioni la mucosa respiratoria può non essere più in grado di respingere la moltitudine di microrganismi con cui viene costantemente a contatto, esponendo al rischio di infezioni, più frequentemente virali e batteriche. Le conseguenze possono coinvolgere diversi distretti dell’apparato respiratorio, dalle alte vie aeree (naso, seni paranasali, trombe di Eustachio, adenoidi nei bambini) sino alle mucose più profonde della trachea e dei bronchi, le cosiddette basse vie aeree. Oltre al raffreddore, il sintomo più comune è quello della tosse, che nasce come meccanismo riflesso di difesa, nel tentativo di liberare le vie respiratorie.

La forte espulsione d’aria che accompagna ogni accesso di tosse, però, irrita ulteriormente le mucose, innescando un circolo vizioso. Le caratteristiche della tosse sono assai variabili: si distinguono la tosse “grassa” e la tosse “secca”. La tosse “grassa” è accompagnata da abbondante produzione di muco e difficoltà nell’espettorazione, mentre la tosse “secca” è irritativa ed infiammatoria ed in tal caso le secrezioni sono scarse o nulle.

Latte e latticini aggravano l’eccessiva produzione di muco

La modificazione reologica del muco delle vie aeree e il conseguente sviluppo di infiammazione, irritazione e dell’aumentata facilità alle infezioni è in relazione non solo con fattori esterni, ossia con la natura dell’aria inspirata, ma può essere anche favorita da elementi legati allo stile di vita, apparentemente senza collegamento alcuno con l’apparato respiratorio. Ci riferiamo in particolare all’alimentazione, soprattutto all’assunzione di cibi che, per la loro natura intrinseca e/o per la reazione che innescano nell’organismo, possono essere definiti “produttori di muco”.

È ormai più che dimostrato che le mucose dell’organismo sono in costante comunicazione tra loro; pertanto ciò che incide sull’una si riflette anche sulle altre. In particolare, la stretta relazione tra la mucosa intestinale e quella respiratoria spiega la ragione per cui l’assunzione di alimenti che creano congestione e infiammazione intestinale si traduce anche nella difficoltà della mucosa respiratoria di assolvere al suo ruolo di drenaggio-pulizia delle vie aeree, con il conseguente accumulo di secrezioni che, in condizioni favorevoli, possono diventare terreno fertile per le proliferazioni microbiche.

latte (1)
tosse
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Sempre più evidenze cliniche dimostrano che l’assunzione di un alimento in particolare, il latte (e tutti i suoi derivati) si traduce nella tendenza a sviluppare secrezioni viscose in eccesso a livello della mucosa delle vie aeree. Latte e latticini sono veri “produttori di muco”, come evidenziato anche dall’autore Lorenzo Acerra nella sua ultima pubblicazione “Il mal di latte”, Macro Edizioni, di cui consigliamo vivamente la lettura. Latte e derivati sono alimenti da escludere dalla dieta dei bambini (e degli adulti) che soffrono di problematiche respiratorie, soprattutto se croniche e recidivanti. Eliminare latte e latticini è dunque un passo importantissimo per evitare l’eccessiva produzione di muco e le affezioni respiratorie che ne conseguono.

I mucolitici sono dannosi per l’organismo

Fare ricorso a farmaci ad attività mucolitica e fluidificante, per il trattamento delle affezioni dell’apparato respiratorio, può rivelarsi una scelta sbagliata. Infatti, recentemente l’ufficio di farmacovigilanza dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), in seguito ad una revisione di sicurezza condotta sulla classe dei mucolitici sia per uso orale, sia rettale, ha pubblicato una Nota Informativa, mettendo in luce i rischi collegati all’utilizzo di tali farmaci, in particolare nei bambini di età inferiore ai 2 anni.

I principi attivi di sintesi coinvolti sono acetilcisteina, carbocisteina, ambroxolo, bromexina, sobrerolo, neltenexina, erdosteina e telmesteina, contenuti in numerosi medicinali, per la maggior parte dispensati senza obbligo di ricetta.  Come conferma anche un’analisi dei dati francesi di farmacovigilanza, si è verificato un aumento dei casi di ostruzione respiratoria e di peggioramento di patologie respiratorie nei bambini di età inferiore ai 2 anni trattati con tali mucolitici. L’AIFA, dopo aver revisionato i dati di sicurezza dei mucolitici disponibili sul territorio nazionale, a fronte di scarsi dati a supporto dell’efficacia di tali farmaci nei bambini di età al di sotto dei 2 anni e sulla base dei dati francesi, ha adottato un provvedimento restrittivo, attualmente in fase di implementazione, per vietare l’uso dei mucolitici nei bambini al di sotto dei 2 anni.

Anche la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), raccomanda di «evitare l’uso di farmaci mucolitici nei bambini al di sotto dei due anni d’età, in presenza di sintomi di raffreddore e tosse».

Sono notizie che fanno pensare! Ebbene sì, anche i farmaci mucolitici, ampiamente utilizzati per alleviare i sintomi dell’eccessiva produzione di muco respiratorio, sono dannosi per l’organismo. Meglio preferire prodotti naturali e prestare attenzione alla dieta alimentare, per evitare di incorrere in spiacevoli effetti collaterali.

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