Ipertrofia prostatica benigna

Problematica

L’Ipertrofia prostatica benigna (IPB) si ha quando la ghiandola prostatica va incontro ad un ingrossamento già intorno all’età di 40 anni, con conseguente restringimento del canale uretrale, e circa il 70% degli uomini oltre i 60 anni ne è affetto. La prostata, ghiandola dalla forma di una piccola castagna con la punta rivolta verso il basso e su cui poggia la vescica, è situata posteriormente alla vescica ed ha la funzione di produrre ed immagazzinare nei suoi acini ghiandolari il liquido seminale, nutrimento degli spermatozoi.

È attraversata dall’uretra e dai dotti eiaculatori, provenienti dalle vescicole seminali, i quali a loro volta confluiscono nell’uretra. Vi sono poi una serie di canalicoli minori che servono a convogliare nell’uretra il secreto prostatico prodotto nei singoli acini.

Con l’avanzare dell’età la porzione centrale della ghiandola tende a svilupparsi in maniera eccessiva. Il motivo dell’ingrossamento della ghiandola prostatica è da ricercare in diversi fattori quali la perdita di elasticità del tessuto prostatico, anche in relazione a pregressi episodi infettivi (vedi prostatite) non adeguatamente curati, che sono causa della formazione di tessuto fibrotico nella ghiandola; altro elemento determinante è l’incremento dell’attività della 5-alfa-reduttasi prostatica, che trasforma il testosterone in metaboliti (il DHT,di-idrotestosterone, ormone attivo sulle cellule della ghiandola prostatica) che aumentano le dimensioni della prostata.

Nei soggetti giovani con problematiche intestinali (vedi stitichezza, candidosi, colite ecc.) lo sviluppo di infezioni batteriche alla prostata (prostatiti, per l’appunto) è un fenomeno tutt’altro che raro ma non sempre adeguatamente diagnosticato. È così che prostatiti acute trascurate si cronicizzato facilmente costituendo una delle cause principali dello sviluppo di ipertrofia prostatica negli anni a seguire. È così che prostatiti acute trascurate si cronicizzato facilmente costituendo una delle cause principali dello sviluppo di ipertrofia prostatica negli anni a seguire.

Rispetto alle modalità con le quali gli agenti patogeni possono raggiungere il tessuto prostatico, il passaggio linfatico transparietale dall’ampolla rettale è uno dei fenomeni più frequenti. Da ciò risulta che l’igiene intestinale, perseguibile con una corretta alimentazione, è uno degli aspetti fondamentali da tenere in considerazione nel trattamento dei problemi alla prostata.

Inoltre, l’aumento dei casi di ipertrofia prostatica riscontrato negli ultimi decenni è imputabile all’impiego crescente di prodotti chimici sintetici e di ormoni steroidei nell’agricoltura e nell’allevamento. Tutto ciò porta alla compressione e al restringimento del lume dell’uretra e al conseguente insorgere di problematiche legate prevalentemente a disturbi della minzione, in quanto lo sperma passa attraverso la stessa uretra in cui scorre l’urina, ma anche danni gravi e irreversibili alla vescica ed alla lunga anche ai reni.

I sintomi più tipici, caratterizzati essenzialmente dalla “difficoltà” di urinare sono: l’aumento della frequenza urinaria sia diurna che notturna, la diminuzione della forza del getto urinario, la minzione intermittente e la sensazione di incompleto svuotamento della vescica. Le pareti di quest’ultima, costretta ad uno sforzo maggiore per espellere l’urina, tendono a sfiancarsi, compromettendo progressivamente la funzionalità vescicale; inoltre, la permanenza dell’urina in vescica può innescare fenomeni irritativi, formazione di calcoli e proliferazione batterica, portando ad infezioni (vedi cistite, uretriti e prostatite) che nei casi più gravi possono arrivare a coinvolgere anche i reni.

Essendo la prostata un organo preposto a funzioni sessuali, è necessaria infatti per l’eiaculazione e lo sperma passa attraverso la stessa uretra in cui scorre l’urina, è evidente che un suo “malfunzionamento” , dovuto a l’ipertrofia prostatica benigna trascurata, unita alle infezioni che ne possono derivare, porta di conseguenza ad una serie di problematiche e disfunzioni legate alla sfera sessuale (calo del desiderio, impotenza, disfunzione erettile, eiaculazione retrograda, assente o precoce). Le difficoltà erettili dopo i 40 anni dipendono nel 65% da cause organiche (IPB e prostatiti trascurate nel tempo), mentre il calo di testosterone si collega direttamente alla diminuzione del desiderio, accentuato dalle implicazioni psicologiche che ne derivano.
Per questo motivo è di fondamentale importanza curare per tempo i disturbi legati al restringimento cervico-uretrale determinato dall’ipertrofia prostatica benigna.

Il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna con la medicina convenzionale

L’ipertrofia prostatica benigna viene affrontata dalla medicina convenzionale, con lo scopo di far urinare meglio il paziente, o con un approccio farmacologico o con un intervento chirurgico. La terapia farmacologica si basa su due azioni differenti, da un lato utilizzando farmaci che vadano ad inibire la crescita eccessiva della ghiandola, dall’altro che agiscano sulla muscolatura del collo della vescica, portando ad un aumento dell’apertura dello stesso e permettendo quindi getto urinario migliore. Spesso queste due azioni vengono abbinate, ma nonostante ciò il trattamento medico va incontro a fallimenti.

I farmaci a base di antibiotici non sono privi di effetti collaterali, quali frequenti sensibilizzazioni oltre all’insorgenza di problematiche di resistenza. I farmaci α-bloccanti e inibitori della 5-α-reduttasi causano in primis sonnolenza, astenia, depressione, cefalea, rinite, diarrea, oltre alla ben più grave eiaculazione retrograda.

Gli inibitori della 5-α-reduttasi, prescritti quasi sempre in associazione agli α-bloccanti, hanno al loro attivo una lunga serie di effetti collaterali indesiderati, anche di grave entità: i principali sono a carico dell’apparato genitourinario, tanto che quasi un 4% degli individui sottoposti a test clinico non sono riusciti a portarlo a termine proprio per questi effetti collaterali.

Oltre a questo, sono stati evidenziati: orticaria, esantema, prurito, gonfiore di labbra e volto, ingrossamento della mammella, dolore testicolare ed, in particolare collegato all’utilizzo della molecola Finasteride, carcinoma alla mammella. È quindi necessario, per la medicina convenzionale, in caso di fallimento della terapia farmacologica o in casi gravi di ipertrofia prostatica, ricorrere ad un approccio che preveda un intervento chirurgico.

A seconda dei casi, sono state messe a punto diverse metodologie, dall’asportazione dell’adenoma prostatico, alla resezione trans uretrale della prostata, fino a recentissime tecniche che sfruttano l’azione di laser. Ma anche questo approccio può risultare fallimentare, infatti sono state riscontrate ulteriori ingrossamenti della prostata in seguito all’intervento chirurgico, che hanno reso necessario un secondo intervento chirurgico.

Da qui l’importanza di avere a disposizione valide alternative nel trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna e la natura può perciò ancora una volta correre in aiuto, con elementi di provata efficacia.

La natura ti aiuta nella risoluzione dell’ipertrofia prostatica benigna.

Approccio

L’approccio naturale ed efficace

Con il termine di Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB) si fa riferimento all’ingrossamento della ghiandola prostatica, fenomeno fisiologico che ha inizio dai 40 anni di età ed evolve progressivamente (ne sono affetti circa il 70% degli uomini dopo i 60 anni).

Con l’avanzare dell’età la porzione centrale della ghiandola tende a svilupparsi in maniera eccessiva. Ciò porta alla compressione e al restringimento del lume dell’uretra e al conseguente insorgere di problematiche legate prevalentemente a disturbi della minzione, danni gravi e irreversibili alla vescica ed alla lunga anche ai reni, ed anche alla sfera sessuale. I sintomi più tipici, caratterizzati essenzialmente dalla “difficoltà” di urinare sono: l’aumento della frequenza urinaria sia diurna che notturna, la diminuzione della forza del getto urinario, la minzione intermittente e la sensazione di incompleto svuotamento della vescica.

Le cause dell’ingrossamento della ghiandola prostatica sono da ricercare in diversi fattori quali la perdita di elasticità del tessuto prostatico, anche in relazione a pregressi episodi infettivi non adeguatamente curati, l’incremento dell’attività della 5-alfa-reduttasi prostatica.

La natura può ancora una volta essere di grande aiuto, associando al tradizionale impiego di estratti vegetali, le straordinarie proprietà antimicrobiche ad ampio spettro dell’Estratto di semi di Pompelmo (GSE), garantendo perciò efficacia verso l’ipertrofia prostatica benigna.

GSE e ipertrofia prostatica benigna

L’efficacia antimicrobica dell’Estratto di semi di Pompelmo (GSE) ad ampio spettro d’azione è stata dimostrata da Laboratori, Istituti ed Università di tutto il mondo, Italia compresa, e lo rende un elemento particolarmente attivo ed efficace verso i microrganismi responsabili delle prostatiti e delle frequenti infezioni urinarie e in conseguenza dell’ipertrofia prostatica benigna.

Il suo impiego è assolutamente sicuro e la sua efficacia può considerarsi risolutiva poiché la sua azione antimicrobica è accompagnata dalla qualità più unica che rara della selettività: il GSE infatti è attivo sui patogeni, ma non intacca in modo significativo la flora batterica fisiologica, come confermato da uno studio pubblicato sul  “Journal of Orthomolecular Medicine” n° 5 del 1990, preservando le naturali difese dell’organismo.

Per le considerazioni sopraccitate, il GSE rappresenta perciò il cardine di un approccio straordinariamente efficace verso l’ipertrofia prostatica benigna. L’associazione con estratti vegetali specifici, consente di agire per via sistemica con un prodotto in grado di:

• apportare fitosteroli con la riconosciuta capacità di inibire l’enzima 5-alfa-reduttasi,
• favorire la minzione,
• attenuare l’infiammazione,
• contrastare i batteri responsabili di infezione,
• favorire il ripristino della flora fisiologica intestinale,
• ripristinare la funzionalità ormonale con principi funzionali “afrodisiaci”.

I componenti del prodotto

Estratto di semi di Pompelmo: come già evidenziato, i risultati ottenuti circa l’efficacia dell’Estratto di semi di Pompelmo (GSE) nei confronti di oltre 800 ceppi batterici, numerosi virus e oltre 100 ceppi di lieviti, confermano il GSE come il rimedio ideale verso i microrganismi coinvolti nell’ipertrofia prostatica benigna. La sinergia con estratti vegetali specifici, dalle virtù benefiche nei confronti di questa patologia, conferisce alla formulazione efficacia, e sicurezza d’uso.

Serenoa: pianta che vanta come suoi costituenti chimici più importanti differenti steroli (fra cui il betasitosterolo), acidi grassi liberi, carotenoidi, oli essenziali e polisaccaridi. L’efficacia della sua azione è data dalla sinergia di diversi meccanismi d’azione: inibizione della 5-alfa-reduttasi, antagonismo selettivo locale del legame tra di-idrotestosterone e recettore per gli androgeni, effetto antiestrogenico, dato da una forte diminuzione dei recettori per gli estrogeni, azione antinfiammatoria e antiedemigena.

Maca: dal rilevante contenuto in aminoacidi, acidi grassi essenziali, vitmanie (B1, B2, B12, C, D, E), Sali minerali (calcio, ferro, fosforo, rame, potassio, magnesio, zinco). La frazione sterolica mostra la presenza di cinque componenti, tra essi il betasitosterolo rappresenta l’elemento a concentrazione maggiore (45,5%). In questa formulazione ha due indicazioni principali: attività afrodisiache e trattamento dell’impotenza (per l’elevato contenuto in p-metoxybenzyl isothiocyanate) ; miglioramento della minzione e cura dell’ipetrofia prostatica benigna.

Urtica: estratto titolato allo 0,4% in betasitosterolo, riduce del 70% il volume della ghiandola prostatica con ipertrofia benigna inibendo la crescita delle cellule prostatiche.

Avena: è una pianta ricca in vitamine del gruppo B, acido pantotenico, enzimi, minerali (calcio e fosforo), vari oligoelementi, un alcaloide (avenina) e acido salicilico. Vanta la proprietà di riequilibratore degli ormoni maschili aumentando il desiderio e la capacità sessuale, ha azione antinfiammatoria sui tessuti prostatici, buona attività diuretica e, come dimostrano alcune sperimentazioni scientifiche, in associazione alla Serenoa serrulata aiuta a ridurre la prostata ingrossata.

Amido di riso fermentato: ottenuto dalla fermentazione dell’amido di riso ad opera dell’Aspergillus oryzae, contiene enzimi per la digestione dei carboidrati, delle proteine, dei grassi e del lattosio. In questo prodotto il suo inserimento garantisce i migliori livelli di assorbimento e di attività del  betasitosterolo.

Fruttoligosaccaridi: con la loro azione prebiotica, favoriscono l’accrescimento dei batteri benefici a livello intestinale contrastando, quindi, la proliferazione di batteri e parassiti che attraverso micro-perforazioni dell’intestino tenue possono intaccare la prostata e provocare prostatiti. Ripristinando la normale flora batterica fisiologica, porta alla rapida guarigione.

Veicolo ideale per l’assunzione di questi componenti funzionali è una compressa deglutibile.

L’associazione di tali funzionali, indispensabili per un approccio risolutivo nei confronti dell’ipertrofia prostatica benigna, può essere ulteriormente coadiuvate da rimedi specifici indicati per:

– L’azione di riequilibrio della flora intestinale ed il contemporaneo rafforzamento delle naturali difese organiche: flaconcini monodose con tappo dosatore brevettato a base di probiotici (B. bifidum, L. acidophilus, L. bulgaricus), frutto-oligosaccaridi, GSE, Uncaria e Morinda citrifolia (Noni).

– L’azione di ripristino della funzionalità sessuale maschile: compresse deglutibili, a base di Muira puama e Maca.

Stile di vita

CONSIGLI ALIMENTARI    DURATA DELLA DIETA: ALMENO 3 MESI

ALIMENTI DA ELIMINARE

  • Zuccheri: zucchero raffinato (bianco, ossia saccarosio), glucosio, maltosio, mannitolo, lattosio, galattosio, succo d’acero, succo d’agave, miele, melassa, cioccolato, marmellate, creme, budini, caramelle, biscotti farciti, prodotti di pasticceria in generale, sciroppi, succhi di frutta, gelati, bibite zuccherate etc.
  • Cereali raffinati: pane bianco, cereali brillati e farine “bianche”.
  • Latte (e tutti i latticini, incluso lo yogurt).
  • Carne (sia rossa che bianca).
  • Uova.
  • Cibi industriali (confezionati, conservati, raffinati).
  • Caffè.
  • Alimenti a cui si è intolleranti o allergici.
  • Sale raffinato.
  • Alcolici.
  • Pepe.

ALIMENTI DA CONSUMARE CON CAUTELA

  • Carne bianca (biologica).
  • Zucchero di canna integrale (solo se indispensabile). Come dolcificante preferire malto di riso, di mais, d’orzo, dolcificanti naturali ottenuti dalla germinazione dei cereali, peculiarità che li rende un concentrato di minerali e vitamine. Il malto a differenza dello zucchero grezzo di canna viene assimilato lentamente dall’organismo e fornisce un’energia costante e continua mantenendo il tasso glicemico pressoché uniforme. La germinazione inoltre contribuisce alla formazione di amilasi, enzima che favorisce la demolizione dell’amido, riducendo la quota che arriva indigerita nell’intestino crasso e quindi minimizzando il rischio di fermentazioni.
  • Si consiglia anche di evitare l’eccesso di cereali contenenti glutine: frumento, farro, avena, kamut, orzo, segale e derivati.
  • Peperoncino.
  • Tè comune e tè verde.

ALIMENTI DA PREFERIRE

  • Frutta e verdura biologica di stagione per la spiccata azione antiossidante e immunostimolante.
  • Cereali integrali e pseudocereali privi di glutine (riso, miglio, mais, quinoa, amaranto, grano saraceno).
  • Legumi (lenticchie, ceci, fagioli, piselli, soia, fave). Oli di prima spremitura a freddo (oliva, cartamo, sesamo, canapa, lino, etc.).
  • Tofu, tempeh.
  • Pesce di piccola taglia e di mare aperto (orate, sardine, branzini, triglie, sgombri, etc.).
  • Semi oleaginosi (di lino, di zucca, di sesamo, noci, mandorle, nocciole).
  • Sale integrale.
  • Per la colazione preferire bevande vegetali (“latte” di soia, di miglio, di quinoa, di grano saraceno, di avena, di riso, di riso germogliato, di mandorle) tè rosso, tè kukicha (privi di teina e caffeina), i fiocchi (di quinoa, di riso, di grano saraceno), i soffiati (di miglio, di riso, di grano saraceno, di amaranto), yogurt di soia.
  • Alghe (Kelp).

ALIMENTI SPECIFICI DA INTEGRARE/INCREMENTARE IN CASO DI AFFEZIONE

Per il contenuto di carotenoidi, che assicurano un’azione antiossidante contro i radicali liberi, prediligere carote, pomodori, rucola, cavoli, cime di rapa, zucca, mandarini. Privilegiare cibi contenenti fitosteroli (isoflavoni, lignani e beta-sitosterolo) e omega 3, perchè contrastano l’azione del diidrotestosterone (metabolita biologicamente attivo dell’ormone testosterone) che stimola la crescita della prostata.

Gli alimenti ricchi di isoflavoni sono in primis la soia e i suoi derivati (tofu, tempeh, latte di soia, yogurt di soia), ma anche lenticchie, fagioli, fave, orzo, riso, avena. Gli alimenti ricchi di lignani sono pere, prugne, broccoli, carote, aglio, cipolle, semi di lino, di girasole e di sesamo. Poiché i fitoestrogeni e i carotenoidi svolgono un’azione elettiva sulla ghiandola prostatica, per favorirne l’assorbimento, si consiglia di consumare questi preziosi elementi in abbinamento ad oli di prima spremitura a freddo o a semi oleaginosi.

Molto salutari sono anche gli alimenti fonte di Zinco, minerale che esercita un’azione protettiva nei confronti della prostata reperibile nei cereali integrali, nei legumi, nel germe di grano in scaglie ad uso alimentare e nei semi oleaginosi (ricchi anche di beta-sitosterolo, elemento abbondantemente presente nei semi di zucca). È pertanto consigliato consumare quotidianamente, nella verdura oppure nei cereali, 1 cucchiaio di semi di zucca e di girasole.

Per favorire l’eubiosi intestinale, prediligere il consumo di alimenti ricchi di inulina (fibra che favorisce lo sviluppo della  flora intestinale benefica): topinambur, cicoria, carciofo, aglio, cipolla. Per la ricchezza di acidi grassi polinsaturi tra cui omega-3 (acido grasso essenziale noto per la capacità di contrastare lo stato infiammatorio): aumentare l’assunzione di olio di lino, di canapa, etc. Erbe aromatiche: timo, rosmarino, erba cipollina, maggiorana. Spezie: curcuma, curry, cannella.

BEVANDE

  • Acqua: bere almeno 2 litri d’acqua al giorno, a temperatura ambiente e lontano dai pasti, scegliendo acque con residuo fisso inferiore a 50mg/litro e con pH compreso tra 6 e 7.
  • Bevande: tisane, decotti, centrifugati, spremute d’agrumi, infusi d’erba, tè bancha (ne esistono di due tipi: il hojicha con un contenuto minimo di teina, e il kukicha privo di teina), tè rosso conosciuto come tè rooibos: a differenza del tè nero e del tè verde, è naturalmente privo di teina e si caratterizza per la presenza di sostanze naturali importanti per l’organismo, come Vitamina C, Magnesio, Fosforo, Ferro, Zinco e Calcio (tutte le bevande sono da consumare al naturale).
  • Utile anche il Kefir d’acqua (non zuccherato), bevanda fresca e dissetante che favorisce l’eubiosi intestinale.

CONSIGLI DI CARATTERE GENERALE

Smettere di mangiare e bere almeno 3/4 ore prima di andare a letto, masticare ogni boccone dalle 30 alle 50 volte, preferire il più possibile alimenti crudi o cotti al vapore (temperature superiori ai 48° uccidono gli enzimi), non mangiare cibi ossidati (per esempio la frutta quando inizia a scurirsi).

Riposare adeguatamente. Come regola generale, andare a letto sempre alla stessa ora e fare da 6 a 8 ore di sonno ininterrotto; cercare di non mangiare e bere nelle 3/4 ore prima di coricarsi. Se si ha fame o sete mangiare un po’ di frutta un’ora prima di andare a letto; se necessita fare un breve pisolino di mezz’ora dopo pranzo. Evitare il più possibile le ansie e lo stress, l’uso di farmaci, se non strettamente necessari, in particolare gli antibiotici. Per una “prostata in salute” la prevenzione inizia a tavola.

La corretta alimentazione è un punto di partenza fondamentale anche per la regolarità della funzione intestinale (sia la stipsi cronica che la diarrea devono essere evitate perché possono irritare la ghiandola prostatica). Tre o quattro volte al giorno fare 4 respiri profondi (espirazione due volte più lunga dell’inspirazione) associando ad essi un ricordo positivo; questa pratica aiuta ad eliminare le tossine ed i radicali liberi dall’organismo; non indossare vestiti attillati che esercitino costrizione sulla respirazione.

ATTIVITÀ FISICA

Fare giornalmente del movimento (almeno 20-30 minuti di passeggiata), evitare il più possibile la sedentarietà, ma anche gli sport troppo pesanti; preferire il nuoto e le camminate. Cautela anche con l’uso di bicicletta e di ciclomotori e con sport quali l’equitazione poiché possono causare delle sollecitazioni traumatiche che si ripercuotono sulla prostata.

Il corpo è fatto per muoversi e per essere attivo e, se siamo carenti in questo, ne pagheremo le conseguenze. Nella vita moderna sembra che non ci sia il tempo per l’attività fisica, ma in realtà nessuno può pensare di farne a meno, soprattutto a causa della vita attuale, stressante e tossica. Il moto infatti, oltre ad essere un valido strumento per scaricare le tensioni emotive, mantiene l’intero organismo in salute e favorisce il processo di detossificazione. Si consiglia sempre un esercizio fisico che sia adeguato all’età.

PENSIERO POSITIVO

La motivazione positiva è ciò che permette di raggiungere gli scopi prefissati, tra cui anche il miglioramento della salute. Contrariamente la negatività è “veleno” in quanto condiziona negativamente corpo e psiche che sono indissolubilmente interconnessi tra di loro, pertanto il “soma” (organismo) è fortemente condizionato dai pensieri e dalle emozioni.

Quando ci troveremo faccia a faccia con un malessere o con ciò che non ci piace, che non ci fa stare bene, avremo l’opportunità di ripetere a noi stessi che “staremo meglio”; giorno dopo giorno il problema diventerà un’opportunità per la trasformazione e il cambiamento. Ormai le evidenze non lasciano più dubbi: il pensiero positivo può veramente guarire!

Una persona ammalata può avere difficoltà a credere di star bene, ma se accetta l’idea di “sempre meglio”, questo implica “un po’ meglio di ieri”. Il subconscio che registra questo pensiero farà in modo che ci si predisponga effettivamente ad un miglioramento, e il risultato incoraggiante permetterà di crederci fino a poter dire finalmente: “sto bene”. Ogni giorno, quindi, troviamo il tempo per praticare il pensiero positivo, per ascoltare il nostro corpo e volerci bene, per nutrire sentimenti di gratitudine e di apprezzamento. Viviamo con passione e impegno nella vita, nel lavoro, con i nostri cari, con genuino amore! Noi, e solo noi, siamo gli attori e i registi della nostra quotidianità!