Emicrania da intolleranze alimentari

Problematica

Una strada da esplorare, per chi soffre di emicrania, è senz’altro la relazione tra mal di testa ed alimentazione. È a tutti noto che cefalee ed emicranie possono essere la diretta conseguenza di un’abbuffata alimentare; cibi grassi, fritti, alcool assunti in quantità eccessiva sovraccaricano i meccanismi digestivi e di smaltimento dell’organismo producendo, nei soggetti predisposti, intensi mal di testa nelle ore successive. È anche diffusa la conoscenza che alcuni alimenti sono particolarmente “scatenanti”, come cioccolato, vino rosso, caffè, ecc.

Conoscere ed eliminare gli alimenti “a rischio” può però non portare ad alcun miglioramento; molto spesso infatti il nemico non è un cibo elaborato, pesante, poco digeribile….ma è nascosto negli alimenti di tutti giorni, anche in quelli ritenuti innocui e benefici, alimenti cui, inconsapevolmente, si è sviluppata un’intolleranza alimentare.

Per comprendere come ciò possa avvenire è necessario partire dal fatto che gli alimenti odierni portano con sé inquinanti, metalli pesanti, additivi e pesticidi; giorno dopo giorno questi “veleni”, uniti ai farmaci di cui si abusa (in particolare gli antibiotici), allo stress e alle infezioni, danneggiano la flora batterica e la mucosa intestinale rendendole incapaci di svolgere a pieno le funzioni digestive e di discriminare tra ciò che è utile e necessario all’organismo e ciò che invece deve essere eliminato. Una mucosa intestinale integra svolge la sua funzione di filtro in maniera efficiente, cioè lascia “passare” solo i nutrienti.

Diversamente, una mucosa “colabrodo” permetterà a macromolecole alimentari (frammenti di alimenti non ancora completamente digeriti, quindi non sfruttabili come nutrienti) di venire in contatto con il sistema linfatico e sanguigno innescando una reazione del sistema immunitario. L’aggressione da macromolecole alimentari non viene generalmente considerata come pericolo immediato da parte del sistema immunitario (come invece avviene per l’allergia), quindi la reazione è più lenta ed è inizialmente dose-dipendente, nel senso che per sensibilizzare i linfociti ad una risposta infiammatoria l’attacco deve essere massiccio e prolungato.

Questo spiega il motivo per cui le intolleranze alimentari si sviluppano verso gli alimenti assunti più frequentemente. Quando le cellule del sistema immunitario avranno “memorizzato” l’antigene, metteranno in allarme il sistema nel suo insieme ogni qualvolta verranno a contatto con quel determinato alimento, innescando un processo infiammatorio generalizzato: i sintomi di un’intolleranza alimentare possono perciò coinvolgere apparati ed organi diversi e apparentemente scollegati dall’intestino.

Da questo stato di cose non è escluso nemmeno il cervello. In uno studio del 2001, pubblicato su Neurology (56(3): 385-388), l’infiammazione al cervello, resasi manifesta con il sintomo del mal di testa, è stata messa in relazione diretta con l’intolleranza al glutine. Nei casi analizzati si è verificato che la cefalea era legata ad un’infiammazione dei tessuti nervosi e dipendeva strettamente dall’assunzione di glutine. Ciò mette in luce che il processo infiammatorio persistente che si instaura in seguito ad intolleranza alimentare può raggiungere il cervello.

In una situazione di questo tipo, l’infiammazione latente e costante delle cellule nervose rende il cervello vulnerabile e lo pone in una situazione di allerta continua. Ecco che i famosi alimenti “a rischio” (cioccolata, caffè, ecc.) possono fungere da ulteriori destabilizzanti di un equilibrio già precario e può sembrare che siano loro i responsabili alimentari del mal di testa. Inoltre, i meccanismi di depurazione dell’organismo, rappresentati in particolare dal fegato e dai reni, sono sovraccarichi di lavoro.

In una situazione di intolleranza alimentare in atto, aumenta infatti la quantità delle sostanze indesiderate che devono essere eliminate; il carico di lavoro per fegato e reni diventa gravoso e molte tossine (macromolecole indigerite, citochine, ecc.) rimangono in circolo. Tutto ciò destabilizza ancora di più l’organismo, aggravando l’entità e la frequenza delle cefalee.

La cefalea da intolleranza alimentare è di solito caratterizzata da dolore pulsante, sintomo tipico di intensa vasodilatazione cerebrale. Generalmente l’area coinvolta è la zona degli zigomi e intorno agli occhi, anche se non sono escluse altre parti della testa. Il dolore può accompagnarsi a nausea, vomito e ipersensibilità alla luce ed ai rumori. Gli attacchi durano da poche ore fino a vari giorni e possono essere molto debilitanti, compromettendo seriamente le normali attività quotidiane.

L’abuso di farmaci antinfiammatori utilizzati per alleviare la sintomatologia, non risolve la problematica, oltre a presentare numerosi e ben noti effetti collaterali.
Ferma restando l’attenzione alla dieta ed allo stile di vita, la natura può invece, ancora una volta, correre in aiuto, con elementi di provata efficacia.

La natura ti aiuta nel caso di Emicrania da Intolleranze alimentari. 

Approccio

L’approccio naturale ed efficace

Nella relazione tra intolleranze alimentari ed emicrania, eliminare l’alimento (o gli alimenti) responsabili di scatenare l’infiammazione potrebbe sembrare la soluzione al problema. A parte la difficoltà nel determinare, e quindi eliminare, i possibili cibi “colpevoli”, poiché la vera responsabile di questa situazione di infiammazione è la perdita dell’integrità della mucosa intestinale e il passaggio di antigeni alimentari e tossine, eliminare l’alimento verso cui si è intolleranti, pur essendo senz’altro utile, non rappresenta la soluzione definitiva del problema.

Si potrà avere un sollievo momentaneo ma sarà di breve durata: la mucosa danneggiata consentirà il passaggio ad altre molecole, verso le quali l’organismo svilupperà nuove intolleranze, con la ripresa del sintomo del mal di testa. È invece necessario agire sulle cause, partendo prima di tutto dal luogo ove l’infiammazione ha avuto origine: l’intestino, luogo ove avviene il passaggio degli alimenti “colpevoli”. A tal fine la natura, associata alla correzione dello stile di vita alimentare, può essere di grande aiuto, in particolare grazie alle straordinarie proprietà dell’Estratto di semi di Pompelmo (GSE).

GSE e emicrania da intolleranze alimentari

Nei confronti di tale problematica, l’Estratto di semi di Pompelmo (GSE) risulta particolarmente efficace per il suo ruolo determinante nella risoluzione delle intolleranze alimentari. In primo luogo infatti, grazie alla sua attività antimicrobica selettiva, controlla la proliferazione dei microrganismi responsabili di alterare la permeabilità intestinale (tra cui la temutissima Candida albicans), tutelando invece la flora fisiologica indispensabile per proteggere la mucosa e prevenire le intolleranze alimentari.

In secondo luogo, svolge un ruolo protettivo e riparatore nei confronti dell’apparato gastro-intestinale, accelerando la guarigione delle lesioni (a carico della mucosa) che sono all’origine delle intolleranze alimentari e del conseguente stato infiammatorio cronico sistemico che porta all’insorgere del mal di testa.

Per tutte le considerazioni sopraccitate, il GSE rappresenta perciò il cardine di un approccio straordinariamente efficace nei confronti delle cause che possono portare all’insorgere di intolleranze alimentari e, nei soggetti predisposti, al sintomo del mal di testa.  L’associazione e la sinergia con estratti vegetali specifici consente di attuare un approccio completo, che prevede di:

affrontare e risolvere il problema che è alla base delle intolleranze alimentari con un prodotto ad uso sistemico che svolga contemporaneamente le seguenti funzioni:

1. ripristinare l’integrità della mucosa intestinale, solo così è possibile impedire l’ingresso nell’organismo di macromolecole alimentari ed antigeni, prevenire l’accumulo di tossine e lo sviluppo di infiammazione;

2. ottimizzare il “terreno” intestinale e favorire il corretto metabolismo, garantendo la presenza di una flora batterica integra e vitale e facilitando il lavoro digestivo del pancreas;

3. favorire il drenaggio delle tossine e migliorare la funzionalità degli organi a ciò preposti;

4. seguire un’alimentazione che favorisca l’eubiosi intestinale ed il giusto apporto di nutrienti, da un lato, evitando le categorie di alimenti che alterano la permeabilità intestinale e, dall’altro, favorendo l’eubiosi intestinale ed il giusto apporto di nutrienti.

Questo approccio, associato come sempre ad un sano stile di vita (alimentare, ma non solo)  prevede l’utilizzo di rimedi naturali che per tradizione popolare, confermata da recenti studi, rappresentano un’opportunità per riuscire ad arrivare alla soluzione definitiva.
1. Ripristinare l’integrità della mucosa intestinale, solo così è possibile impedire l’ingresso nell’organismo di macromolecole alimentari ed antigeni, prevenire l’accumulo di tossine e lo sviluppo di infiammazione.

I componenti specifici
Estratto di semi di Pompelmo: grazie alle sue proprietà citoprotettive, il GSE è in grado di accelerare la guarigione delle lesioni a carico della mucosa gastro-intestinale.
Centella: Tradizionalmente utilizzata per le sue proprietà cicatrizzanti, la Centella aumenta la forza dei tessuti epiteliali, ne promuove la cheratinizzazione, stimola la crescita dell’endotelio epiteliale e promuove la produzione di collagene inducendo così una più efficace guarigione delle lesioni. Vanta inoltre proprietà antinfiammatorie, toniche, diuretiche e sedative. L’acido asiatico e l’asiaticoside presenti nel suo fitocomplesso sono i composti più attivi: l’asiaticoside, in particolare, favorisce l’angiogenesi e la stimolazione della sintesi del collagene. Queste proprietà rendono la Centella indispensabile per ripristinare l’integrità di una mucosa intestinale eccessivamente permeabile.

Agar Agar: l’elevato contenuto di polisaccaridi complessi, agarosio e agaropectina, ne giustifica l’utilizzo per uso interno come antinfiammatorio e lenitivo della mucosa. L’Agar Agar è immune dall’aggressione da parte dei succhi gastrici e passa direttamente al tratto intestinale ove ricopre le mucose con un sottile strato proteggendole e favorendone indirettamente il ripristino dell’integrità.

2. Ottimizzare il “terreno” intestinale e favorire il corretto metabolismo, garantendo la presenza di una flora batterica integra e vitale e facilitando il lavoro digestivo del pancreas;

I componenti specifici

Estratto di semi di Pompelmo: grazie alla sue proprietà antibatteriche, antimicotiche, antiparassitarie ed antivirali, è il rimedio d’elezione per contrastare direttamente i microrganismi patogeni (in particolare la temutissima candida) responsabili di alterare la composizione dell’ecosistema microbico intestinale e di causare, nel tempo, lesioni a carico della mucosa, aggravando la permeabilità intestinale e conseguentemente portando allo sviluppo di intolleranze alimentari.

Curcuma: Dal rizoma della Curcuma si ricava un estratto, ricco in curcumina, che ha dimostrati effetti benefici sul sistema immunitario: un team di studiosi ha scoperto, infatti, che la curcumina è in grado di rinforzare il nostro sistema immunitario rendendolo più efficiente nel contrastare l’attacco degli agenti patogeni. Un’ulteriore attività della Curcuma è quella digestiva, poiché stimola la secrezione biliare favorendo la digestione dei grassi. Inoltre, esplica anche un’importante azione antimicrobica, agendo in tal senso, in sinergia con il GSE.

Maltodestrine fermentate (enzimi): Si tratta di una speciale miscela di enzimi purificati ad alta efficacia, estratti e concentrati da maltodestrine fermentate utilizzando colture di fungo Aspergyllus. Questi enzimi sono attivi ad una temperatura che si avvicina a quella del corpo umano; esplicano la loro attività all’interno di un range di pH compreso tra 3.0 e 9.0: sono, cioè, gli unici enzimi attivi sia nel tratto acido che in quello basico che in quello neutro dell’intestino.

La loro attività, infatti, inizia già nella parte superiore dello stomaco; questo favorisce la diminuzione della secrezione enzimatica digestiva propria dell’organismo, coadiuvando ed alleggerendo il lavoro del pancreas: Questi enzimi scompongono efficacemente sia le proteine, che i carboidrati ed i grassi, garantendo la riduzione delle macromolecole nei loro componenti di base.

3. Favorire il drenaggio delle tossine e migliorare la funzionalità degli organi a ciò preposti

I componenti specifici

Cardo mariano: dalle straordinarie virtù antiossidanti e disintossicanti, la sua attività si esplica in modo particolare a livello epatico; il suo impiego è indispensabile per favorire l’attività epatica e migliorare la depurazione dell’organismo “intossicato” a causa delle intolleranze alimentari.

Curcuma: per il suo ricchissimo fitocomplesso, è da sempre impiegata come rimedio per i problemi epatici; esplica azioni epatoprotettiva, coleretica e colagoga, favorendo la produzione e la secrezione della bile e, di conseguenza, i processi digestivi. Il suo inserimento è giustificato anche dalla spiccata attività antinfiammatoria, sia nei confronti delle infiammazioni acute, sia croniche; tale attività, priva peraltro di qualsiasi effetto collaterale, risulta fondamentale per contribuire ad abbas¬sare lo stato infiammatorio cronico inevitabilmente innescato dalle intolleranze alimentari.

Solidagine: nota per le spiccate proprietà diuretiche e depurative renali, esplica azione antinfiammatoria e decongestionante delle vie urinarie, contribuendo al mantenimento dello stato di benessere di reni e vescica. Nel complesso delle sue proprietà, l’azione drenante che ne deriva favorisce in modo ottimale l’eliminazione delle tossine accumulatesi in seguito ad intolleranze alimentari.

4. Seguire un’alimentazione che favorisca l’eubiosi intestinale ed il giusto apporto di nutrienti

I componenti specifici

PROTEINE VEGETALI: i legumi (fagioli, piselli, fave, lenticchie e ceci), il tofu, il tempeh, il lievito alimentare ed il germe di grano.

CEREALI E PSEUDOCEREALI INTEGRALI: Ricchi di vitamine, sali minerali, fibre, amidi, proteine. Si dividono in cereali e pseudocereali senza glutine (riso, miglio, mais, grano saraceno, quinoa e amaranto) ed in cereali con glutine (orzo, segale, farro, avena, grano e kamut).

ORTAGGI E FRUTTA DI STAGIONE BIOLOGICI: I più ricchi in vitamine, specialmente di vitamina C, di provitamina A, di minerali (calcio, potassio, zinco, rame, magnesio ecc.), di antiossidanti e di fibre.

PESCE: Di piccola taglia e di mare aperto (sardine, orate, branzini, acciughe, sgombro), non più di 2 volte alla settimana.

SEMI OLEGINOSI: Ricchi in vitamina E, vitamine del gruppo B, minerali, quali fosforo, rame, calcio, zinco; proteine vegetali, fibre, acidi grassi essenziali ed acidi grassi monoinsaturi.

OLI DI PRIMA SPREMITURA: Ricchi in vitamina F, vitamine del gruppo A ed E, acidi grassi polinsaturi (omega-3 ed omega-6).

ACQUA A BASSO RESIDUO FISSO: Lontano dai pasti a temperatura ambiente, con un residuo fisso inferiore a 50 mg/litro e con pH compreso tra 6 e 7.

L’assunzione dei componenti sopraelencati è stata opportunamente suddivisa e differenziata a seconda delle esigenze dei diversi momenti della giornata (mattino, mezzogiorno, sera). In tal modo si raggiunge il duplice scopo di fornire tutte le sostanze utili, nei quantitativi adeguati, e al contempo di assumerle nel momento della giornata più idoneo alla loro efficacia.

In associazione, fondamentale sarà sapere che in presenza di intolleranze alimentari, è necessario escludere gli alimenti che ledono la mucosa intestinale ed assumere, invece, quei cibi che promuovono l’eubiosi intestinale e sono, quindi, indispensabili per la risoluzione definitiva delle intolleranze ed il mantenimento della salute.

Stile di vita

CONSIGLI ALIMENTARI DURANTE IL TRATTAMENTO      DURATA DELLA DIETA: ALMENO 4 MESI

ALIMENTI DA ELIMINARE

  • Zuccheri: zucchero raffinato (bianco, ossia saccarosio), glucosio, maltosio, mannitolo, lattosio, galattosio, succo d’acero, succo d’agave, miele, melassa, cioccolato, marmellate, creme, budini, caramelle, biscotti farciti, prodotti di pasticceria in generale, sciroppi, succhi di frutta, gelati, bibite zuccherate etc.
  • Cereali raffinati: pane bianco, cereali brillati e farine “bianche” perché poveri di minerali e vitamine.
  • Latte (e tutti i latticini, incluso lo yogurt).
  • Carne ( sia rossa che bianca) il cui catabolismo proteico favorisce l’acidificazione organica, condizione che per essere tamponata priva il Calcio dalle ossa, incrementando lo stato di demineralizzazione.
  • Cibi industriali (confezionati, conservati, raffinati).
  • Uova.
  • Caffè.
  • Alimenti a cui si è intolleranti o allergici.
  • Sale raffinato.
  • Alcolici.

ALIMENTI DA CONSUMARE CON CAUTELA

  • Zucchero di canna integrale (solo se indispensabile). Come dolcificante preferire malto di riso, di mais, d’orzo, dolcificanti naturali ottenuti dalla germinazione dei cereali, peculiarità che li rende un concentrato di minerali e vitamine. Il malto a differenza dello zucchero grezzo di canna viene assimilato lentamente dall’organismo e fornisce un’energia costante e continua mantenendo il tasso glicemico pressoché uniforme. La germinazione inoltre contribuisce alla formazione di amilasi, enzima che favorisce la demolizione dell’amido, riducendo la quota che arriva indigerita nell’intestino crasso e quindi minimizzando il rischio di fermentazioni.
  • Si consiglia anche di evitare l’eccesso di cereali contenenti glutine soprattutto frumento, farro, orzo, segale e derivati.
  • Tè comune e tè verde.

ALIMENTI DA PREFERIRE

  • Frutta e verdura biologica di stagione per la spiccata azione antiossidante e immunostimolante.
  • Cereali integrali e pseudocereali privi di glutine (riso, miglio, mais, quinoa, amaranto, grano saraceno).
  • Legumi (lenticchie, ceci, fagioli, piselli, soia, fave).
  • Oli di prima spremitura a freddo (oliva, cartamo, sesamo, canapa, lino, etc.).
  • Tofu, tempeh.
  • Pesce di piccola taglia e di mare aperto (orate, sardine, branzini, triglie, sgombri, etc.).
  • Semi oleaginosi (di lino, di zucca, di sesamo, noci, mandorle, nocciole).
  • Sale integrale.
  • Per la colazione preferire bevande vegetali (“latte” di soia, di miglio, di quinoa, di grano saraceno, di avena, di riso, di riso germogliato, di mandorle), tè rosso, tè kukicha (privi di teina e caffeina), i fiocchi (di quinoa, di riso, di grano saraceno), i soffiati (di miglio, di riso, di grano saraceno, di amaranto), yogurt di soia.
  • Alghe (Kelp).

ALIMENTI SPECIFICI DA INTEGRARE/INCREMENTARE IN CASO DI AFFEZIONE

Il ripristino dell’integrità della mucosa intestinale è il primo passo per risolvere le intolleranze alimentari. Pertanto per raggiungere tale obiettivo è opportuno evitare gli alimenti che promuovono la disbiosi intestinale (carne, zuccheri, latticini) e incrementare gli alimenti che favoriscono l’eubiosi intestinale (frutta e verdura, cereali integrali senza glutine, pseudocereali e legumi). Per quanto riguarda, in particolare, la frutta e la verdura, si consiglia di assumere questi alimenti il più possibile crudi; in tal modo si incrementa naturalmente l’apporto di enzimi digestivi indispensabili per coadiuvare il lavoro del pancreas e si facilita così l’adeguata scomposizione delle macromolecole alimentari nei loro “mattoni” di base.

Poiché in presenza di intolleranze alimentari le trame della mucosa intestinale sono “lasse” (intestino “colabrodo”) a tal punto da far passare tossine e macromolecole che circolano liberamente intossicando l’organismo, è inoltre opportuno integrare la dieta con alimenti dall’azione detossificante: agrumi (in particolare limoni e pompelmi), mele, albicocche, pesche, pere, cipolle, finocchi, sedano, ortaggi appartenenti alla famiglia delle crucifere (rucola, cavolfiore, cavolo cappuccio, broccolo, cavolo viola, verza, ravanello, etc.), radicchio, carciofi, cardi, cicoria, tarassaco. Inoltre, topinambur, aglio e cipolla sono alimenti ricchi di fibre (favorenti la pulizia intestinale) in particolare di inulina (elemento in grado di riattivare lo sviluppo della flora intestinale benefica, in quanto costituisce il substrato nutritivo per la sua colonizzazione e crescita).

Per l’azione rimineralizzante e l’apporto di carboidrati complessi, naturalmente privi di glutine scegliere: miglio, grano saraceno, riso integrale. Importante inoltre l’integrazione di carote, zucca, melone, albicocche poiché sono alimenti (come anche tutte le crucifere, già citate) ricchi di provitamina A (elemento che contribuisce all’integrità della mucosa intestinale). Fonti di vitamina E (elemento che in sinergia con la vitamina A favorisce l’integrità della mucosa intestinale) sono invece: olio di germe di grano, germe di grano in scaglie per uso alimentare e semi oleaginosi. Per la ricchezza di acidi grassi polinsaturi tra cui omega-3 (acido grasso essenziale noto per la capacità di contrastare lo stato infiammatorio che è sempre presente, in modo cronico, in caso di intolleranze alimentari) aumentare l’assunzione di olio di lino, di canapa, etc. Erbe aromatiche: timo, rosmarino, erba cipollina, maggiorana. Spezie: curcuma, curry, cannella.

BEVANDE

Acqua: bere almeno 2 litri d’acqua al giorno, a temperatura ambiente e lontano dai pasti, scegliendo acque con residuo fisso inferiore a 50 mg/litro e con pH compreso tra 6 e 7. Bevande: tisane, decotti, centrifugati, spremute d’agrumi, infusi d’erba, tè bancha (ne esistono di due tipi: il hojicha con un contenuto minimo di teina, e il kukicha privo di teina), tè rosso conosciuto come tè rooibos: a differenza del tè nero e del tè verde, è naturalmente privo di teina e si caratterizza per la presenza di sostanze naturali importanti per l’organismo, come Vitamina C, Magnesio, Fosforo, Ferro, Zinco e Calcio (tutte le bevande sono da consumare al naturale). Utile anche il Kefir d’acqua (non zuccherato), bevanda fresca e dissetante che favorisce l’eubiosi intestinale.

CONSIGLI DI CARATTERE GENERALE

Smettere di mangiare e bere almeno 3/4 ore prima di andare a letto, masticare ogni boccone dalle 30 alle 50 volte, preferire il più possibile alimenti crudi o cotti al vapore (temperature superiori ai 48° uccidono gli enzimi), non mangiare cibi ossidati (per esempio la frutta quando inizia a scurirsi). Riposare adeguatamente. Come regola generale, andare a letto sempre alla stessa ora e fare da 6 a 8 ore di sonno ininterrotto; cercare di non mangiare e bere nelle 3/4 ore prima di coricarsi. Se si ha fame o sete mangiare un po’ di frutta un’ora prima di andare a letto; se necessita fare un breve pisolino di mezz’ora dopo pranzo. Mangiare seduti e con calma, masticando a lungo.

Una buona masticazione lubrifica il cibo e lo disgrega meccanicamente: una masticazione efficiente favorisce una digestione migliore, riducendo il rischio che macromolecole alimentari non digeriti e arrivino a livello della mucosa intestinale “colabrodo” facendo poi il loro indesiderato ingresso nell’organismo. Evitare l’uso di farmaci se non strettamente necessari (in particolare antibiotici, antiulcera, lassativi e antinfiammatori).

Variare il più possibile gli alimenti preferendo gli alimenti promotori del benessere (frutta, verdura di stagione, cereali integrali, proteine di origine  vegetale, oli di prima spremitura a freddo e semi oleaginiosi). La varietà alimentare consente di evitare il raggiungimento del “livello soglia”, abbassando così lo stato infiammatorio generale dell’organismo e allontanando il rischio di comparsa dei sintomi tipici dell’intolleranza.

ATTIVITÀ FISICA

Praticare giornalmente del movimento, almeno 20-30 minuti di passeggiata. Il corpo è fatto per muoversi e per essere attivo e, se siamo carenti in questo, ne pagheremo le conseguenze. Nella vita moderna sembra che non ci sia il tempo per l’attività fisica, ma in realtà nessuno può pensare di farne a meno, soprattutto a causa della vita attuale, stressante e tossica. Il moto infatti, oltre ad essere un valido strumento per scaricare le tensioni emotive, mantiene l’intero organismo in salute, rafforza il sistema immunitario, favorisce il processo di detossificazione, e migliora il metabolismo (entrambi questi due ultimi aspetti sono fondamentali nell’approccio per la risoluzione delle intolleranze alimentari). Si consiglia sempre un esercizio fisico che sia adeguato all’età.

PENSIERO POSITIVO

La motivazione positiva è ciò che permette di raggiungere gli scopi prefissati, tra cui anche il miglioramento della salute. Contrariamente la negatività è “veleno” in quanto condiziona negativamente corpo e psiche che sono indissolubilmente interconnessi tra di loro, pertanto il “soma” (organismo) è fortemente condizionato dai pensieri e dalle emozioni. Quando ci troveremo faccia a faccia con un malessere o con ciò che non ci piace, che non ci fa stare bene, avremo l’opportunità di ripetere a noi stessi che “staremo meglio”; giorno dopo giorno il problema diventerà un’opportunità per la trasformazione e il cambiamento. Ormai le evidenze non lasciano più dubbi: il pensiero positivo può veramente guarire!

Una persona ammalata può avere difficoltà a credere di star bene, ma se accetta l’idea di “sempre meglio”, questo implica “un po’ meglio di ieri”. Il subconscio che registra questo pensiero farà in modo che ci si predisponga effettivamente ad un miglioramento, e il risultato incoraggiante permetterà di crederci fino a poter dire finalmente: “sto bene”. Ogni giorno, quindi, troviamo il tempo per praticare il pensiero positivo, per ascoltare il nostro corpo e volerci bene, per nutrire sentimenti di gratitudine e di apprezzamento. Viviamo con passione e impegno nella vita, nel lavoro, con i nostri cari, con genuino amore! Noi, e solo noi, siamo gli attori e i registi della nostra quotidianità!